Parigi, Gabriele Adinolfi: “Terroristi nutriti dall'Occidente, addestrati come le Brigate Rosse negli anni ‘70”

18 novembre 2015 ore 13:12, Marco Guerra
Parigi, Gabriele Adinolfi: “Terroristi nutriti dall'Occidente, addestrati come le Brigate Rosse negli anni ‘70”
“C’è il sospetto di una manovra da parte dei servizi internazionali, ma l’estremismo islamico esiste e dobbiamo farci i conti”. Gabriele Adinolfi, intervistato da Intelligonews, legge i fatti di Parigi nell’ottica di una nuova Yalta che sta per spartirsi l’Europa e il Medio Oriente. “Terroristi nutriti e addestrati dall’Occidente come le Brigate Rosse negli anni ‘70”.

Adinolfi altra giornata di tensione a Parigi. Che idea si sta facendo di questa nuova ondata di terrore?

«È il format di luglio 2005 in Inghilterra e a Madrid, vengono sacrificate alcune pedine su cui si scarica tutto e poi la verità non si saprà mai».

Quindi si lasciano agire e poi si fanno i blitz dimostrativi per far vedere che è tutto sotto controllo?

«Esattamente, si lasciano prima agire poi s’interviene, anche se nella fattispecie credo che il coordinamento di tutto questo sia stato fatto da comandanti che non sono mai stati toccati, sono ancora liberi e che probabilmente lavorano per dei servizi internazionali».

Tutto questo nel cuore dell’Europa, lei sta andando proprio a Bruxelles una delle roccaforti dell’estremismo. Siamo arrivati all’Eurabia come piace dire a chi adesso rivaluta la Fallaci?

«La Fallaci è un “agente” dello stesso ragionamento, della logica dello scontro di civiltà che viene introdotto da quasi tutti servizi Occidentali. Noi adesso siamo alla vigila della spartizione della Siria, alla vigilia di una Yalta del Medio Oriente, e ad una spartizione dell’Europa in tre diverse zone di influenza, una della quali verrà concessa alla Francia. E siamo alla vigilia della presa di posizione di poteri assoluti trans-nazionali a Parigi sul sistema del clima, a cui seguiranno altri sulla questione dell’immigrazione. È un putsch mondialista che, a mio avviso, utilizza estremisti islamici sospettati di essere stati addestrati e nutriti da servizi occidentali; poi la misura in cui sono sfuggiti di mano è relativa, ma come minimo sono lasciati fare e utilizzati».

Sembra infatti che questi ragazzi di origine araba abbiano fatto avanti e indietro dalla Siria indisturbati…

«Esatto, in questo momento chi arma di più al-Nusra sono i francesi e gli italiani».

Gentiloni dice che stiamo armando i peshmerga, ma qual è il ruolo dell’Italia in questo scacchiere?

«L’Italia sta elemosinando un po’ di spazio sul carro franco-americano che in questo momento partecipa alla spartizione dell’Europa e che prevede un attacco frontale alla Germania. Soros ha indirizzato la crisi migratoria verso la Germania, lo scandalo Wolksvagen è quello che è, e ora si parla di sostituzione della Germania da parte della Francia nei summit internazionali con Russia e Stati Uniti, mentre fino ad ora Berlino aveva avuto un ruolo da protagonista a questi tavoli. Quindi il ruolo dell’Italia è fare una sorta di maggiordomo a questa operazione. Comunque vorrei aggiungere qualcosa rispetto alla Fallaci…».

Prego.

«A mio giudizio, lei faceva un discorso trinariciuto lanciato dal Pentagono, ciò nonostante va detto che l’estremismo islamico, lo jihadismo, per quanto sia una creatura americana esiste e ci vanno comunque fatti conti, non va ignorato e sottovalutato».

Certo il pericolo nelle periferie europee islamizzate esiste al di là di chi l’abbia creato…

«Il pericolo c’è esattamente come a suo tempo c’era il pericolo del terrorismo rosso che secondo me era manovrato dalla trilaterale, dal Mossad e dalla Cia. Non è che siccome uno sapeva che li manovravano non doveva farci i conti. Però non bisogna mai dimenticarsi chi li manovra, altrimenti la tendenza è di andare ad appoggiare il burattinaio contro il burattino, e io non ci sto».

Ma le sacche incontrollate di migliaia di immigrati sono un problema a prescindere?

«Certo ma questo fenomeno è favorito e voluto e le presunte responsabilità io le ricollego all’Onu e alle principali istituzioni politiche e religiose di qualsiasi colore».

Per Italia potrebbe essere un monito a non seguire la strada della società multietnica francese?

«Non credo, perché il monito si dà a qualcuno che lo può eseguire ma stiamo parlando di burattini. Mentre in altri paesi come la Germania e la Scandinavia esistono dei poteri locali con i quali devono fare i conti i poteri forti. In Italia quando parlano i poteri forti l’alternativa è solo un clientelismo, quindi i politici italiani ammesso che avessero un minimo di caratura, non avranno mai né il coraggio né la forza di fare nulla».
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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