Parigi, Fedriga risponde a Cacciari: "L'intelligence non basta, chiudiamo le frontiere"

18 novembre 2015 ore 15:02, Andrea De Angelis
Parigi, Fedriga risponde a Cacciari: 'L'intelligence non basta, chiudiamo le frontiere'
Chiudere le frontiere, aumentare i controlli, investire massicciamente sull'intelligence. Le voci si rincorrono e la confusione, a volte, dilaga. Così dopo aver sentito il filosofo, politico e accademico Massimo Cacciari, IntelligoNews ha raccolto l'opinione anche di Massimiliano Fedriga, capogruppo alla Camera della Lega Nord...

Numerosi Stati americani si sarebbero detti pronti a non accogliere più rifugiati siriani. Come raccoglie questa notizia? 

«Come il segno che anche l'Italia dovrebbe chiudere le frontiere, non sappiamo chi è presente sul territorio nazionale e ci sono arrivi giornalieri di clandestini in Friuli Venezia Giulia, quindi dal confine orientale. Ricordo che uno degli attentatori di Parigi aveva un passaporto siriano, non sappiamo se vero o falso, ma il timbro era assolutamente vero. Quindi non sappiamo chi è siriano, chi non lo è, se i passaporti siano veri o falsi, addirittura si è parlato di più passaporti con lo stesso nome. La confusione regna sovrana, o si bloccano le frontiere e si rimettono i controlli, oppure la verità è che regna l'anarchia».

Mi perdoni, ma tra chiudere le frontiere ed effettuare controlli c'è una bella differenza. Altrimenti la confusione la creiamo anche noi, o no? I controlli dovrebbero esserci sempre. 

«Noi non abbiamo alcun tipo di controllo alla frontiera, non a caso le frontiere non ci sono più. Come ho potuto constatare personalmente più volte al confine sloveno italiano, ad esempio». 

Se un cittadino belga, inglese o italiano, perché è di questo che stiamo parlando, vuole passare da un Paese all'altro non lo si può fermare, perché significherebbe bloccare i cittadini di quei Paesi. Come risponde?

«Se si chiudono le frontiere e si fanno i controlli so chi passa al confine e quindi se ho ricevuto delle segnalazioni questo individuo non potrà muoversi liberamente».

Sono cose che già avvengono, le segnalazioni spettano all'intelligence. Qui parliamo di terroristi nati in Europa.

«Ovviamente esiste un problema di persone di seconda e terza generazione già presenti sul territorio europeo, un problema che bisogna affrontare che è cosa diversa dal rischio, anzi direi certezza che all'interno dei flussi migratori si nascondano dei terroristi e questo solleva altri problemi».

Ad esempio? 

«Ad esempio lo ius soli, approvato in questi giorni alla Camera dal centrosinistra che lo ha presentato come grande motivo di integrazione. Evidentemente l'integrazione con la cittadinanza facile, lo abbiamo visto in Inghilterra e Francia, non funziona. Dei terroristi francesi, ma di origini non francesi, si ritrovano così ad avere tutti i diritti di un cittadino europeo».

Massimo Cacciari in una nostra intervista ha detto senza mezzi termini che è un idiota colui che indica come problema i rifugiati e che non ha senso parlare di chiusura delle frontiere. Il problema semmai è di intelligence: gli Stati degni di questi nome svolgono da sempre i controlli. Come risponde?

«La Francia è una delle prime potenze al mondo, dire che non è uno Stato degno di questo nome è ridicolo per me. Qui si parla di migliaia di potenziali terroristi che arrivano sui territori europei, di flussi migratori incontrollati perché l'Italia non sa chi è sul proprio territorio. Anche quando si fa l'identificazione non vuol dire sapere chi è, ma vuol dire che si prendono le impronte digitali, si abbinano a un numero e si vanno a vedere eventuali precedenti penali, ma non abbiamo i documenti. Noi non sappiamo chi c'è, dunque dare solo la colpa all'intelligence mi sembra ridicolo».

Maggiori risorse per l'intelligence li chiede anche la Lega Nord oppure no?

«Sì, ovviamente è un passaggio fondamentale. Ma non si può dire che possiamo far entrare chiunque non sapendo chi sia perché basta l'intelligence. Non funziona così».


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