Così la preside di Varese difende le studentesse musulmane uscite nel minuto di silenzio

18 novembre 2015 ore 16:40, Andrea De Angelis
Così la preside di Varese difende le studentesse musulmane uscite nel minuto di silenzio
Si sarebbero alzate, uscendo dalla classe. Il motivo è facilmente intuibile: non ci sono morti di prima classe e morti di seconda. Quindi se minuto di silenzio dev'essere, che sia per tutti. Anche per quelli non francesi, tanto per intenderci. Ma c'è chi va all'attacco di questa decisione, sia sul web che nella realtà concreta. A partire dal primo cittadino. 

Così è bufera a Varese,  dove il gesto di sei studentesse, per lo più marocchine di fede musulmana come riportato dalle principali agenzie, di una scuola superiore finisce sul tavolo di carabinieri e poliziotti della Digos. Gesto che rimbalza sul web e che produce indignazione, anche rabbia. Ma che viene difeso dalla preside. 
"Non dirigo una scuola di terroristi o di pericolosi estremisti - spiega la preside della scuola, Nicoletta Pizzato, come riportato da Repubblica.it - e nella scelta dei ragazzi non c'era alcun intento polemico". Poi aggiunge: "Non si è trattato solo di ragazze marocchine, ma di studenti di diverse nazionalità e di varie fedi religiose. Il loro gesto è nato da una richiesta di chiarimento rivolta ai docenti sui criteri con cui si decide per chi osservare il minuto di silenzio. Si sono domandati perché, per esempio, per le vittime dell'aereo russo non si sia fatto lo stesso". E infine: "Era una vicenda interna alla classe, non so da chi sia partito l'esposto presentato a polizia locale, carabinieri e Digos".

L'episodio viene riportato dal quotidiano La Prealpina. E scoppiano le polemiche, tra le quali si registra anche quella del primo cittadino. ""Quella della preside mi sembra un tentativo di arrampicarsi sui vetri. Mi sembra evidente che l'episodio dell'aereo e quello degli attentati di Parigi siano molto diversi. Dal mio punto di vista è molto preoccupante che dei ragazzi si siano comportati in questo modo, schierandosi di fatto dalla parte dei terroristi. Non credo che sia tutta farina del loro sacco e questo dovrebbe spingerci a interrogarci sulle loro famiglie e sul tipo di ambienti che frequentano. Il loro atteggiamento travalica ogni altra considerazione". Così il leghista Attilio Fontana, come riportato ancora da Repubblica

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