Effetto Parigi: Safety Check "work in progress". Ora anche in Nigeria

18 novembre 2015 ore 21:32, Orietta Giorgio
Effetto Parigi: Safety Check 'work in progress'. Ora anche in Nigeria
“Safety Check “, il servizio di Facebook che consente agli utenti di far sapere se si è al sicuro durante un evento drammatico, è in work in progress

Utilizzato per la prima volta nel 2011 per lo tsunami in Giappone, il tool “Safety Check” creato per aiutare le persone vittime di disastri naturali, è stato attivato, anche, per agevolare gli utenti durante gli attacchi terroristici del 13 novembre (la sua funzione ha permesso di  tranquillizzare più di 4milioni di persone riguardo lo stato di salute dei propri cari). 
Questo, quindi, sarà il futuro del servizio? 
Probabilmente sì, anche se la prima critica è già partita: qualcuno si è chiesto il perché sia stata utilizzata per gli attentati di Parigi ma non per quelli a Beirut avvenuti pochi giorni prima.

Mark Zuckerberg  ha spiegato: "Molte persone si sono giustamente chieste perché abbiamo deciso di attivare Safety Check per Parigi e non per gli attentati a Beirut (dove sono morte 43 persone il giorno prima dell'attentato nella città francese, ndr) o in altri luoghi. Fino a ieri, la nostra policy era quella di attivare questo servizio solo per i disastri naturali. Ma poi abbiamo cambiato idea e abbiamo deciso di farlo funzionare anche per le tragedie umane".
Zuckerberg ha inoltre sottolineato: "Ci importa allo stesso modo di tutte le persone e lavoreremo duramente per aiutare chi si trova a soffrire in queste situazioni".

Come funziona il Safety Check? Grazie alla geolocalizzazione: il riferimento è la città che abbiamo inserito nel nostro profilo o la posizione geografica segnalata come tag, se queste aree rientrano in quelle a “rischio” riceveremo una domanda riguardo il nostro stato, cliccando sull'opzione “I'm safe” si risponde e si acconsente a rendere pubblica l'informazione. 

Alex Schultz, VP e addetto alla “crescita” del social network ha confermato: “Fino ad ora i criteri di scelta sono stati la vastità e l'impatto dell'evento sulle persone. Durante delle crisi come atti di guerra o epidemia il nostro tool non è di molto aiuto alle persone che possono essere coinvolte poiché non è possibile affermare quando qualcuno è veramente al sicuro. L'abbiamo testato dunque per la prima volta a Parigi perché abbiamo osservato un picco di attività social dove molti cercavano informazioni su quello che stava accadendo ai loro cari. Continueremo ad affinare questo strumento e renderlo più preciso ed efficiente per essere utilizzato al meglio dove più serve”. 

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