Facebook-Ue, ha vinto la privacy: stop condivisione dati con WhatsApp

18 novembre 2016 ore 12:05, Adriano Scianca
Facebook ha sospeso la condivisione di dati con WhatsApp. Le pressioni dell'Unione Europea alla fine hanno avuto successo. Il 25 agosto scorso, infatti, i nuovi termini di servizio di WhatsApp avevano fatto in modo che il servizio di messaggistica e il social network condividessero dati a scopo di marketing. Le conversazioni degli utenti su WhatsApp diventavano dati utili alla profilazione pubblicitaria, tra cui il numero di telefono, che poi si concretizzava con gli annunci su Facebook. La sospensione imposta dall'Ue riporta le cose alla situazione precedente. Nel Regno Unito il social blu aveva già fatto marcia indietro nei giorni scorsi. Ora lo stop riguarderà tutta l'Europa, Italia compresa. 

Facebook-Ue, ha vinto la privacy: stop condivisione dati con WhatsApp

Il motivo della preoccupazione, come commenta il Garante privacy britannico Elizabeth Denham, è che ''i consumatori non fossero adeguatamente protetti e le indagini svolte dal Garante hanno rafforzato questa convinzione. Continuo a credere che agli utenti siano state date sufficienti informazioni su ciò che Facebook fa fare con le loro informazioni così come non credo che WhatsApp abbia mai ottenuto un valido consenso da parte degli utenti a condividere le informazioni''. Sotto accusa anche la possibilità di disabilitare questa opzione su WhatsApp: il servizio offre questa facoltà agli utenti, ma solo per 30 giorni  a partire dall’installazione della nuova versione dell'app. Per l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato due procedimenti istruttori nei confronti di WhatsApp Inc. per presunte violazioni del Codice del Consumo. 

Il primo riguarda l'eventualità che la società americana "abbia di fatto costretto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati  personali con Facebook, facendo loro credere, con un messaggio  visibile all'apertura  ell'applicazione, che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell'uso dell'applicazione medesima". Per l'Antitrust, inoltre, l'effetto di "condizionamento" sarebbe stato rafforzato dalla spuntatura già presente sull'opzione 'Facebook' in una schermata di secondo livello alla quale l'utente accedeva dal messaggio principale attraverso un link
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