Merkel attacca Draghi: la Germania rischia di infiammare l'Eurozona

18 novembre 2016 ore 11:55, Luca Lippi
La cancelliera tedesca è seriamente intenzionata a prendere di mira Mario Draghi allo scopo mettere in bisaccia consensi che sono in preoccupante flessione in patria.
In parole più semplici, Angela Merkel intende mettersi in scia al partito populista dell’Afd, il quale sta raccogliendo consensi in un bel po’ di Regioni teutoniche.
Secondo le notizie di stampa, Angela Merkel starebbe pensando di contrastare il presidente della Bce Mario Draghi. 
Il numero 1 dell’EuroTower è stato, negli scorsi mesi, oggetto di aspre critiche in Germania poiché i politici tedeschi credono che i tassi negativi ed il Quantitative Easing stiano mettendo sotto pressione i risparmiatori e i contribuenti tedeschi, favorendo invece quelli dei Paesi meno virtuosi.
Una vecchia storia invero, in parte non hanno neanche tutti i torti, ma a fronte di una serie di vantaggi per loro di un’Eurozona germanizzata, i tedeschi è bene che imparino anche ad accogliere con favore qualche sacrificio.
Il partito populista Afd è un accanito avversario delle politiche monetarie dell’EuroTower oltre che dell’Unione Europea (sopratuttto sul versante migranti). 
La Merkel, per cercare di porre un freno al consenso che il partito raccoglie con crescente favore, cerca di scendere sullo stesso campo allo scopo di rosicchiare consensi ponendosi sullo stesso piano ma con una impostazione meno aggressiva.
A fronte di questo atteggiamento e soprattutto a fronte della levata di scudi da parte della Merkel, in un mese Draghi è dovuto intervenire due volte al Bundestag per  difendere l’operato della Bce, sempre sottolineando che la sua politica monetaria è fondamentale per la ripresa dell'inflazione. 
L’istituto centrale con sede a Francoforte ha dovuto mettere in campo misure straordinarie per cercare di stimolare l’inflazione ed evitare il crack dei Paesi periferici, i quali con rendimenti dei titoli di Stato troppo elevati rischiavano di essere insolventi.
Il Quantitative Easing, invece, dovrebbe concludersi a marzo 2017 anche se i mercati si aspettano che la scadenza verrà prorogata di qualche mese nella riunione di dicembre.
Le politiche di tassi a zero e del Quantitative Easing non stanno raggiungendo l’obiettivo sperato, ossia quello di raggiungere il target di inflazione del 2%. 
I Paesi del Sud Europa, in particolare, continuano a sperimentare una deflazione strutturale mentre in Germania qualche evidenza timida di inflazione si sta in qualche modo palesando.
Il problema vero, però, per i tedeschi non è tanto l’inflazione quanto invece il sistema pensionistico e le perdite sui risparmi. 
I tassi a zero hanno spinto in negativo i rendimenti obbligazionari ed unitamente ai tassi negativi dei depositi si stanno colpendo i risparmi dei tedeschi.  

Merkel attacca Draghi: la Germania rischia di infiammare l'Eurozona

Le banche tedesche sono invece quelle che dipendono di più dai prestiti ed il contesto attuale degli spread negativi rende la loro redditività pari a zero.
Tuttavia, la colpa di Draghi non è quello di favorire i paesi dell’Eurozona periferici, quanto aver causato bassa redditività col Qe facendo emergere problemi strutturali delle banche tedesche.

Un gioco pericolosissimo per la germania
Da qui, l’incessante richiesta della Germania di  voler sostituire Mario Draghi col numero uno della BundesBank, Jens Weidmann, più incline ad utilizzare politiche più appropriate per i Paesi “core” dell’Eurozona.
Tuttavia, le politiche favorevoli alla Germania e di cui Jens Weidmann vorrebbe farsi promotore attivo, avrebbero come risultato certo la fine dell’Eurozona. 
Forse la Germania ha deciso di ‘abbandonare la nave’?
La Bce è con le spalle al muro; i partiti euroscettici stanno crescendo ovunque, e se la Bce alimenta l’attuale Qe i Paesi più forti minacciano l’uscita dall’Ue, viceversa a minacciare l’uscita sarebbero i Paesi del Sud Europa spinti dai partiti populisti locali. 
A questo punto anche la Merkel deve stare molto attenta a prendere posizione, soprattutto dopo la vittoria di Donald Trump negli Usa.
Nell’ipotesi che la cancelliera riesca a far andare via Mario Draghi non eviterebbe la rottura dell’Eurozona, cosa che sarebbe devastante per il sistema bancario tedesco che è piuttosto esposto ai debiti dei Paesi periferici. 
Piuttosto deve fare attenzione anche alle spinte anti euro che stanno per arrivare dagli Uniti, la nuova amministrazione americana non sembra avere grossa simpatia per l’Euro e l’Unione Europea.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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