Alzheimer reversibile: spunta la proteina "salva-memoria"

18 novembre 2016 ore 13:25, Micaela Del Monte
L'Alzheimer potrebbe essere reversibile. La scoperta arriva dai ricercatori dell'università del Nuovo Galles del Sud, guidati da Lars Ittner, che avrebbero identificato una proteina che viene progressivamente cancellata dall'avanzare della malattia e che, se reintrodotta, evita la perdita della memoria. l risultato, descritto sulla rivista Science, apre la strada a nuove possibili terapie contro la malattia.

Alzheimer reversibile: spunta la proteina 'salva-memoria'
Studiando i tessuti del cervello umano è stata individuata la proteina kinasi p38y, che si perde man mano che l'Alzheimer progredisce. I ricercatori l'hanno reintrodotta nel cervello dei topi, dimostrando che ha un effetto protettivo contro la perdita di memoria causata dalla malattia. Due delle caratteristiche della malattia sono la presenza di placche di proteina beta-amiloide e grovigli di proteina tau nel cervello. Il loro accumulo porta alla morte cellulare, atrofia del cervello e perdita di memoria. C'è però uno stadio nel processo della formazione di questi grovigli che finora era stato male interpretato. Prima si pensava che la proteina beta-amiloide modificasse la proteina tau, con il processo di fosforilazione, che porta al suo accumulo in questi grovigli, conducendo poi alla morte cellulare e all'Alzheimer.

Qui i ricercatori suggeriscono invece che la fosforilazione della proteina tau all'inizio abbia un effetto protettivo sui neuroni, e che la beta-amiloide aggredisca questa sua funzione protettiva fino ad annullarla. E' lo stadio in cui i livelli di tossicità finiscono per distruggere i neuroni, causando i deficit cognitivi tipici della malattia. Nello studio i ricercatori hanno identificato la proteina p38y, che aiuta la fosforilazione protettiva e disturba la tossicità
indotta dalla beta-amiloide. Man mano che la malattia avanza, la proteina si perde, anche se rimane in piccole quantità nel cervello. 

Lo studio ha infine utilizzato diversi modelli di topi e di tessuto cerebrale umano proveniente dalla Sydney Brain Bank, per identificare una proteina – la p38? chinasi – che protegge la tau e interferisce con la tossicità creata dalla beta-amiloide. E proprio studiando il tessuto cerebrale umano, Ittner e il suo team ha rilevato che p38? viene persa quando l’Alzheimer progredisce, o comunque ne rimane solo una piccola quantità nel cervello. “Abbiamo scoperto che p38? svanisce presto nel cervello delle persone con Alzheimer, facendo mancare la sua protezione“, dice l’esperto. “Parte del nostro studio ha previsto proprio la reintroduzione della p38? e l’aumento della sua attività – prosegue – Abbiamo visto che nei topi si può evitare il deficit di memoria, quindi la proteina ha un vero e proprio potenziale terapeutico. Se saremo in grado di stimolarne l’attività, potremmo essere capaci di ritardare o addirittura arrestare la progressione della malattia di Alzheimer".
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