Draghi boccia Trump, non l'economia: "In ripresa, a passo moderato e costante"

18 novembre 2016 ore 16:50, Luca Lippi
Il presidente della Bce, tirato per la giacchetta da tutti i Paesi dell’Eurozona (soprattutto dalla Germania) a causa delle pressioni dei partiti euroscettici in forte ascesa ovunque, per la seconda volta nel mese di novembre rilascia dichiarazioni pubbliche a difesa del suo operato.
Durante un convegno a Francoforte, ha colto l’occasione per ribadire che “Dopo la crisi finanziaria globale il 2016 è il primo anno pieno in cui il Pil dell’area euro è salito sopra i livelli pre-crisi”.
Ribadisce che l’economia dell’Eurozona “è ora in ripresa a un passo moderato ma stabile. L’occupazione è cresciuta di oltre 4 milioni di unità dal 2013. E la ripresa è diventata più ampia e con differenze meno marcate nei vari paesi” e poi sostiene l’impegno della Bce “Anche se ci sono molti segnali incoraggianti nell’Eurozona, la ripresa dipende ancora dal sostegno monetario”. Draghi ha aggiunto che “l’azione della Bce proseguirà con tutti gli strumenti disponibili entro il nostro mandato per assicurare che l’inflazione risalga vicino ma sotto al 2%. Operiamo ancora in un periodo di incertezza”.
Riguardo il settore bancario
Draghi ha anche affrontato la questione di una maggior e regolamentazione del settore bancario “Abbiamo bisogno di un forte settore bancario per appoggiare la ripresa dell’economia. Tuttavia, se c’è una lezione che possiamo apprendere dal decennio appena trascorso, è che per essere realmente robusto il settore bancario dev’essere ben regolato. C’è una convergenza di opinioni sul fatto che una delle principali cause della crisi finanziaria globale sia stata l’eccessiva deregolamentazione nel settore finanziario nei precedenti due decenni”. 

Draghi boccia Trump, non l'economia: 'In ripresa, a passo moderato e costante'

A tale proposito Mario Draghi chiede maggiore impegno sulle riforme e specificatamente fra le più importanti l’impegno a riformare concretamente il settore finanziario per dare forza alla crescita. “Lari-regolazione del settore finanziario è di fatto parte dell’agenda per la crescita, maggiori progressi vanno fatti nel reindirizzare gli errori dell’era pre-crisi”.
Draghi afferma che la qualità delle attività delle banche europee “è migliorata”, gli Npl (i crediti deteriorati) “sono calati, seppure in modo modesto”. 
Secondo Draghi “il problema oggi è più legato alla redditività che alla robustezza dei bilanci, da quando il grado di copertura patrimoniale si avvicina al 50% e molto del resto è collateralizzato”.
Con il discorso sulla regolamentazione del sistema bancario, Mario Draghi si mette in scia con la Yellen per lanciare un messaggio a Donald Trump. 
In concreto la Yellen esprime un giudizio più di pancia visto l’attacco frontale e personale subito durante la campagna elettorale da Trum. Draghi esprime un giudizio più tecnico che trova una logica nella sostanza ma che poco ha a che fare con quanto è nei desiderata di Trump. 
L’Eurozona e gli Usa hanno economie legate ma con ‘motori’ completamente differenti, inevitabilmente quanto sarà decisi negli Stati Uniti avrà un riverbero fisiologico sulla finanza europea, purtroppo giammai potrà accadere il contrario.
Tolleriamo il momento di transizione e aspettiamo le decisioni definitive dell’esecutivo d’oltre oceano, poi inevitabilmente dovremo riprendere le fila del discoro.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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