Avanti con la “cosa azzurra”. Cavaliere di lotta e di governo... sempre più di lotta. Attento Letta!

18 ottobre 2013 ore 11:52, Francesca Siciliano
Avanti con la “cosa azzurra”. Cavaliere di lotta e di governo... sempre più di lotta. Attento Letta!
I dubbi amletici di Berlusconi continuano a non farlo dormir la notte. Tornare a Forza Italia o tentare di tenere unito il Pdl andando avanti nonostante le difficoltà di coesione interna? Staccare la spina ad Enrico Letta o continuare a sostenere l'esecutivo? Seguire le spinte lealiste-falchiste di Raffele Fitto o quelle governiste di Alfano?
Secondo fonti a lui vicine, il Cavaliere sta facendo retromarcia sul possibile “ritorno alle origini”. Com'è bello il simbolo di Forza Italia... sì, ma bando ai sentimentalismi: non è il momento adatto per sacrificare la sua Forza Italia, quella della discesa in campo, lanciandola definitivamente in questo momento di caos e fibrillazione. E sembra sempre più orientato ad andare avanti con la “nuova” cosa azzurra. Nella scaletta delle priorità, dunque, al primo posto c'è la necessità di mantenere unito il Pdl, perché una spaccatura interna in questo particolare momento non converrebbe a nessuno. Forza Italia farà il suo corso; l'organizzazione, l'organigramma e l'assetto saranno stabiliti in un secondo momento, quando le acque troppo agitate si saranno calmate. Il Cavaliere non si sbilancia, non è ancora giunta l'ora delle decisioni irrevocabili. Altro problema è la contrapposizione tra Alfano e Fitto, entrambi da tenere a bada e da accontentare. Pranza con Alfano e con i ministri, il Cavaliere. Promette loro di non staccare la spina al governo, di mantenere l'impegno preso, di non affossare il loro operato (per il bene del Paese, s'intende). Poi va a cena con Fitto e torna a vestire i panni del Cav. di lotta, assicurandolo di mantenere saldi principi e valori pidiellini, di non soccombere a Letta e alle colombe. E ad Alfano soprattutto. Per il momento non può far altro, deve dare un colpo alla botte e uno al cerchio, nella speranza di tenere salde le fila del suo partito. E in attesa di tempi migliori: incombono il voto del Senato sulla sua decadenza e la sentenza sull'interdizione. E molto dipenderà anche da chi consacrerà come suo diretto successore alla guida del partito. Quale? Non si sa.        
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