Gesmini: «Non sparate sulla Croce Rossa. In pericolo 4000 posti di lavoro»

18 ottobre 2013 ore 15:07, intelligo
di Giuseppe Tetto
Gesmini: «Non sparate sulla Croce Rossa. In pericolo 4000 posti di lavoro»
È proprio il caso di dirlo: in Italia si "spara" sulla Croce Rossa. Dopo l’approvazione del decreto legge 178, che sta portando alla privatizzazione dell’ente, in pericolo ci sarebbero 4000 posti di lavoro. A lanciare l’allarme è Massimiliano Gesmini, dirigente nazionale Cri Unione sindacale di basa (Usb) che, intervistato da Intelligonews, si scaglia contro il lassismo delle istituzioni. Gesmini, come giudica l’azione delle Istituzioni in merito al problema dei posti di lavoro? «La situazione è grave perché ad oggi c’è stata l’assoluta indifferenza  della politica. Dopo aver approvato l’anno scorso il decreto 178, che  di fatto privatizza l’ente pubblico, non c’è stata alcuna garanzia di un effettivo percorso di mobilità dei lavoratori, mettendo cosi a rischio 4000 mila posti di lavoro. Abbiamo chiesto con forza un differimento del decreto che permetta al disegno di legge Lorenzin, che rimette in discussione l’impianto della 178 , di avere il suo iter parlamentare». Avete avuto risposte da parte del governo? «Per adesso no. Sono stati presentati vari emendamenti alla Camera ma nessuno rappresenta una vera svolta al problema. Solo con il differimento si darebbe modo a tutte le parti interessate di mettersi di nuovo intorno a un tavolo per cercare una reale soluzione. Altrimenti il 2 gennaio tutti i lavoratori, in modo particolare i precari, rischiano di rimanere in mezzo a una strada. Quello che lascia più sconcertati, è che noi saremmo i primi dipendenti pubblici a essere messi in mobilità o licenziati. Cosa che nemmeno in Grecia è avvenuta». Come si è arrivati a questa situazione? «Noi siamo un comparto particolare, enti pubblici non economici, come l’Inps o l’Inail per intenderci, che diversamente da loro,  abbiamo una convivenza con le associazioni di volontariato della Croce Rossa. E con il commissariamento dell’avvocato Francesco Rocca, voluto dall’allora governo Berlusconi e durato 4 anni, e poi con la sua elezione  a presidente della Croce Rossa, l’ente pubblico è stato portato alla privatizzazione separandolo dall’associazione. Tutto il contrario di quello che è avvenuto negli altri enti vigilati dal ministero della Salute, come lo Zooprofilattico e la Lega anti tumori, che sono stati soggetti a un riordino, senza però sortire effetti sui lavoratori». In poche parole, si sta azzerando l’ente? «C’è stato un eccesso di delega rispetto a quello che prevedeva il decreto 183, che aveva il proposito di riordinare gli enti vigilari del ministero della Salute. Mentre per altri enti è stato fatto, per la Croce Rossa si è pensato invece di privatizzare. È stata una forzatura assoluta. Venerdì, intanto, abbiamo fatto una manifestazione davanti al ministero della Salute, dove abbiamo incontrato il ministro Lorenzin, che ha espresso la volontà di salvaguardare i posti di lavoro della Croce Rossa. In attesa però che si passi ai fatti, noi continueremo a cercare interlocutori dentro le istituzioni».
autore / intelligo
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