La manovra è a Bruxelles, Padoan: “Siamo in regola” ma Bruxelles dice No

18 ottobre 2016 ore 16:05, Luca Lippi
La legge di stabilità 2017 giunta sul tavolo di Bruxelles ha già cominciato a far parlare di se, e come avevamo previsto ora si ingaggia il duello con i burocrati europei sui numeri e sulle coperture, soprattutto sul presunto deficit che l’Ue vede sempre come il ‘fumo agli occhi’.
Renzi ha dato per scontato troppo, ma fa parte della strategia del premier che in questo modo promette ‘pugni sul tavolo’ che comunque se non sono sufficienti, almeno sono utili per difendere quel poco di autonomia che ci spetta.
Una fonte comunitaria riporta: “Non sono questi i numeri che ci aspettavamo. Secondo le regole è chiaro che non ci siamo”, ma questo il governo lo sapeva benissimo e la strategia di scontro delle settimane scorse ne era il preludio.
Tant’è che Matteo Renzi ha intenzione di ‘tirare dritto’: “L’Ue vuole forse discutere delle nostre spese sull’immigrazione? Inizino a darci una mano, visto che stanno prevalendo gli egoismi. Appena lo faranno le spese si abbasseranno”.
Per Bruxelles comunque il giudizio resta sospeso: “dobbiamo ancora vedere cosa c’è esattamente dietro quelle cifre”
A Bruxelles il ‘Draft Budgetary Plan’ (documento programmatico di bilancio) è già arrivato e sui numeri ci sarà un po’ più di chiarezza. Ma il verdetto rischia di restare in sospeso anche dopo la metà di novembre: “Non vogliamo che la nostra decisione condizioni la campagna elettorale” fanno sapere da Bruxelles, in sostanza vogliono capire se possiamo essere ‘puniti’ oppure graziati e premiati.

La manovra è a Bruxelles, Padoan: “Siamo in regola” ma Bruxelles dice No
 
Le richieste che avanzeranno 
Si cercherà di convincere il governo a fare qualche aggiustamento. Tecnicamente, la Commissione può rimandare indietro la manovra tout-court nel giro di due settimane. Manca però la volontà politica: Bruxelles fa il tifo per Renzi in vista del referendum e nessuno vuole accendere uno scontro. 
Dunque tutto scivola artatamente al 16 novembre, il giorno delle pagelle della Commissione. Se il giudizio sarà positivo, il verdetto verrà emesso subito. Se invece i conti saranno ‘inaccettabili’ si creeranno le condizioni per ingaggiare una lunga trattativa. 
Molto è legato all’esito del Referendum, in caso di vittoria del “Sì”, il sostegno che Bruxelles avrà assicurato a Renzi fino a quella data potrebbe ridimensionarsi. Non va dimenticato che il 5 dicembre, all’indomani del voto, si riunirà l’Eurogruppo. E i falchi del rigore non aspettano altro per poter dire al governo italiano tutto quello che in questi mesi hanno sottaciuto per evitare di influire politicamente nella campagna referendaria.
A Bruxelles, ma nei fatti più a Berlino, soffrono un po’ l’attegiamento di Matteo renzi che sta in parte riuscendo a ‘tirali per la giacchetta’. La pazienza però ha un limite: quello temporale scade il 4 dicembre. 
I nodi da sciogliere  
Gli aspetti tecnici da chiarire sono propedeutici a rendere il percorso della manovra più adeguato a snodarsi fra le regole europee, “È importante che i numeri trovino una giustificazione nella manovra” fa notare una fonte, che indica come ‘esempio virtuoso’ il piano Industria 4.0. per esempio lo scorso anno era l’attivazione della clausola investimenti che comunque scattò su un piano molto più ‘vago’ di questo, che viene considerato ‘ordinato e preciso’. La fonte di cui sopra fa trapelare: “Vedremo se anche il resto della manovra lo sarà”. 
Riguardo le note spese straordinarie? 
Per ora sui numeri non c’è molta chiarezza, e imfatti la Commissione aspetta meno ‘vaghezza’.
Il governo dice che spenderà lo 0,2% del Pil (pari a 3,2 miliardi) per la gestione dell’immigrazione. Cifre in linea con quelle del 2015, che però non furono scontate interamente. Più ambiguo il calcolo delle spese per il terremoto. Sono 4,5 miliardi in tre anni (quest’anno circa lo 0,1% del Pil), ma Bruxelles intende attenersi alle regole e dunque scontarne solo una piccola parte. Certamente quelle per ricostruire i paesi colpiti dal recente sisma nel Centro. Non quelle per il piano di prevenzione Casa Italia.  
Seguiamo con attenzione, ma sarà tutto rimandato a dopo il 4 dicembre.

autore / Luca Lippi
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