Che fine ha fatto Elsa Martinelli?

18 ottobre 2016 ore 11:31, intelligo
di Anna Paratore

Per capirla fino in fondo, forse bisognerebbe leggere la sua autobiografia, Sono come sono. Dalla dolce vita e ritorno (Rusconi, 1995), perché per raccontare o, peggio ancora spiegare, il fenomeno Elsa Martinelli, ci vuole giusto lei stessa, antesignana, complessa e provocatoria in tutto. Talmente moderna che quando l’altezza media delle italiane faticava a superare il metro e 50, lei si permise di essere alta 1.76.
Elsa Martinelli nasce a Grosseto il 30 gennaio del 1935 in una famiglia modesta. Il padre, Felice , è usciere delle Ferrovie dello Stato, la madre, Santina, una casalinga che ha il suo bel daffare a stare dietro agli otto figli, di cui Elsa è la settima della nidiata.  Va da sé che in quegli anni precedenti la seconda guerra mondiale,  Elsa non possa ambire a un’ottima educazione in qualche collegio di lusso e nemmeno a un futuro radioso. Il destino, però, può facilmente cambiare anche quello che sembra il percorso più segnato e scritto. Così lei, terminate le elementari e ancora ragazzina, finisce ad infilare perline in un negozio di cappelli allo scopo di aiutare il menage familiare, e poi a 14 anni commessa in un bar del Tritone per approdare come cassiera in un altro bar, questa volta a piazza Quadrata.  Considerata la partenza, una sorta di carriera quella della Martinelli che per l’epoca poteva considerarsi mica tanto male.  Almeno, permetteva ad Elsa di sognare e così lei, come aveva un po’ di tempo libero, si divertiva a girare per i negozi del centro, immaginando uno shopping sfrenato che non poteva permettersi, e come le sarebbero stati addosso quegli abiti lussuosi destinati ad altre donne. Tutto, finché un giorno non decise di entrare in una boutique di via Frattina per provare una gonna che le piaceva da morire. E lì, tra moquette e divanetti imbottiti c’era la sua fortuna che l’aspettava sotto le spoglie di Roberto Capucci, sarto,
Che fine ha fatto Elsa Martinelli?
stilista, artista, che rimase folgorato da questa popolana che tutto aveva meno che l’aspetto di donna del popolo, e se la portò a fare le sfilate di alta moda. Con quel fisico, dicevano tutti gli addetti ai lavori dopo averla vista, faceva fare un figurone anche a uno straccetto.
“Dolce e androgina, ragazza acqua-e-sapone e vamp tentacolare, sofisticata musa della couture e grinta da maschiaccio, incantevole frutto popolare e icona pop di tutte le nouvelles vagues, infaticabile self-made woman e divina mondana del jet-set. Non c’era una regola che potesse inquadrarla, spiegarla, imprigionarla nell’Italietta degli anni 50 che spasimava per le maggiorate. Gli zigomi esagerati, i sorrisi travolgenti, le gambe snelle e interminabili, quella voce bassa alla Marlene”.  Così scrive di lei Massimo Di Forti, grande talento del giornalismo e non solo, firma storica delle pagine culturali del Messaggero, intellettuale vivace con una passione totale per il Bello in tutte le sue forme.  E come sempre inquadra ottimamente il personaggio o almeno l’idea che tutti si fanno di Elsa dopo il primo sguardo.  Così si capisce perché questa donna tanto affascinante finisce in meno che non si dica su una copertina di Life, e Kirk Douglas la porta in America dove le dà una parte nel film “Cacciatori di Indiani” del 1955. Elsa, comunque, l’anno precedente ha già avuto una parte su in L’uomo e il diavolo di Autant-Lara, dimostrando di bucare lo schermo mica male.
A questo punto la carriera della giovane donna si trasforma. Ha appena poco più di 20 anni, il corpo sinuoso di un’adolescente ma le grazie di seduttrice. Hollywood è ai suoi piedi, ed Elsa viene chiamata ad interpretare un film dopo l’altro, di qua e al di là dell’oceano, fino a collezionare una settantina di pellicole tra cui La notte brava (Bolognini 1959), Il processo (Welles 1962), La decima vittima (Petri 1965), film di qualità accolti bene sia dal pubblico che dalla critica, e di vincere un Orso d’Argento come migliore attrice al Festival di Berlino del 1956 per la sua interpretazione in Donatella di Mario Monicelli.  Ma non basta. Elsa indossatrice, Elsa attrice, Elsa giornalista, Elsa animatrice del bel mondo.

Tra gli States e Cinecittà che a quell’epoca è considerata una sorta di Hollywood sul Tevere, questa giovane donna dal fascino travolgente, tesse le sue amicizie, le sue conoscenze, e ne parlerà poi nella sua autobiografia, svelando tanti piccoli aneddoti, come quando sostiene che Alberto Sordi non è per niente un tirchio, ma che in compenso il vero Arpagone dello show business è un’insospettabile Brigitte Bardot. E che comunque il grande attore romano in realtà detestava Roma e cercava di starci il meno possibile. O come quando racconta che John Wayne, il rude cowboy per eccellenza, è in realtà uno degli uomini più raffinati che le fosse dato modo di conoscere e che Kirk Douglas padre è cento volte più bello e affascinante del figlio.  E ancora di quanto fosse sofisticato Mastroianni, addirittura più che bello.  Elsa non dimentica poi anche accenni alla propria vita sentimentale, e ai tanti ammiratori che negli anni si sono succeduti ai suoi piedi, in attesa di un suo sguardo o di un suo cenno.  Parla di Gary Cooper: ”Ha bevuto champagne dalla mia scarpa di raso per darmi il benvenuto”, e di Craxi, a cui disse sempre no, pur riconoscendone l’infinita intelligenza e l’assoluta onestà. E anche di Frank Sinatra, con cui visse una breve seppure intensa relazione. Del resto, Elsa non ha mai fatto mistero di essere una donna passionale, che ha messo il sesso parecchio in alto tra le sue esigenze. Ancora nel 2004, a quasi 70 anni, disse che la sua libido ancora funzionava alla grande, e che lei aveva una vita sessuale come vent’anni prima.
In tutto questo, i grandi amori di Elsa sono stati pochi. Primo tra gli altri, suo padre, a cui è legato un ricordo molto doloroso per l’attrice.  Lei stava girando proprio Donatella, la pellicola che l’avrebbe fatta conoscere dalla critica, quando il poveretto per andarla a trovare sul set con un motorino che lei gli aveva regalato finì sotto a un autobus, morendo poco tempo dopo.   Poi suo marito, il conte Mancinelli Scotti, che le ha dato l’unica figlia, Cristiana, e per finire il fotografo Willy Rizzi. 

Oggi,  a 81 anni, Elsa Martinelli è ancora una bella donna. Della gioventù ha conservato la magrezza, le gambe lunghe e sottili, il portamento e quell’aria un po’ algida che ne faceva l’oggetto del desiderio di tanti uomini. Si gode Roma dalla sua bella casa di Piazza del Popolo. L’ultimo lavoro in ordine di tempo, è stata la parte della cattiva nella fiction televisiva Orgoglio.  E a chi le ha chiesto se quel ruolo così negativo l’avesse infastidita, ha risposto: "Erano 13 anni che non facevo una fiction. Ho accettato solo perché è una grande produzione: in genere le cose televisive fanno schifo e le attrici sono tutte intercambiabili, tutte rifatte. La parte da cattiva me l'hanno offerta perché ho il fisico del ruolo. Alta un metro e 76, altera, con i vestiti che mi stanno a pennello, cosa potevo fare, la suora? La nonnina con l'uncinetto in mano?", il che non fa una piega, ed è la classica risposta che può dare quella che da quasi un secolo è considerata una diva controvoglia. 

autore / intelligo
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