Battaglia finale a Mosul, Borgognone: "Isis creato e oggi distrutto dall'Occidente: ecco perché"

18 ottobre 2016 ore 12:33, Andrea De Angelis
Iraq e Siria, un unico comune denominatore: l'Isis. Del resto lo dice il nome stesso, in italiano Stato Islamico dell'Iraq e della Siria (Islamic State of Iraq and Syria). L'offensiva di questa settimana sembra, il condizionale è d'obbligo, in grado di infliggere dure sconfitte ai jihadisti. Sorge allora spontanea una domanda: perché non muoversi prima? E ancora: Putin è accerchiato? Queste e altre questioni IntelligoNews ha posto a Paolo Borgognone, giovane saggista, esperto di storia e geopolitica ed autore del libro "L'immagine sinistra della globalizzazione"...

Si poteva intervenire prima, sarebbe bastato mettere più uomini in campo per colpire l'Isis? Un dubbio lecito?
"Sì, è un dubbio lecito. Ma soprattutto mi permetta di dire che sarebbe bastato non creare l'Isis, che le potenze occidentali non mettessero in essere questa guerra per procura contro la Siria nata nel 2011 che poi si è protratta in varie fasi. Da una guerra politica con la tentata rivoluzione colorata del 2011, si è passati poi ad armare dei gruppi estremisti via via sempre più fautori di una guerra santa. Una guerra settaria, contro il governo siriano che è laico e perciò visto da questi jihadisti come eretico e passibile di essere rovesciato". 

Ci sono documenti, fonti circa la creazione dell'Isis?
"L'Isis viene descritto molto bene dall'ex generale americano Wesley Clark che dice come sia stato creato dagli americani insieme agli alleati sauditi e dalle petrolmonarchie del Golfo al fine di rovesciare il governo siriano e di stroncare Hezbollah in Libano, in quanto sciita e fondamentalmente antisionista. Dall'Isis, wahabita, Hezbollah è considerato eretico, e al tempo stesso così si fa un favore ad Israele arrivando alla destrutturazione per linee confessionali della Siria".

Battaglia finale a Mosul, Borgognone: 'Isis creato e oggi distrutto dall'Occidente: ecco perché'
Israele avrebbe auspicato quando e in che modo tale destrutturazione?
"Pensi che nel 1982, quindi praticamente trentacinque anni fa, uscì un libro da parte della rivista del Ministero della Difesa israeliano, tradotto poi in inglese, nel quale sostanzialmente si disse che Israele vuole affermare il suo dominio in Medio Oriente dividendo per linee confessionali l'intera regione. Dunque non ci dovrà essere più alcuna Siria, ma uno stato fantoccio curdo, uno sunnita e così via. Guarda caso anche sull'Iraq è stata applicata la strategia divide et impera, così da Stato unitario e laico è diventato un mosaico di protettorati in perenne conflitto tra di loro". 

Questo lo scenario con i mandanti che lei ha individuato. Chi si oppone a questo, solo Putin? Il leader russo è davvero accerchiato?
"Sì, è verissimo. Putin e la Russia combattono il terrorismo. Fanno esattamente quello che Hollande e Obama dicono di fare ogni volta che un miliziano dell'Isis o cane sciolto, ex combattente in Siria, stermina Parigi o altre città. Ogni volta incitano alla guerra al terrorismo, ma puntualmente non lo fanno. Non si può infatti con una mano minacciare la guerra al terrorismo e poi con l'altra armare i ribelli siriani cosiddetti moderati, ma che non lo sono. Lo affermano anche i giornalisti più seri presenti sul campo, non vi è alcuna opposizione moderata, ma jihadisti spietati e bande di delinquenti comuni. Putin fa esattamente quello che dovrebbero fare le potenze occidentali, le quali si limitano alla mera propaganda".

C'è poi l'Arabia Saudita.
"Esatto, non si può fare alcuna guerra al terrorismo se si è alleati dell'Arabia Saudita, le cui famiglie dinastiche in qualche modo sostengono e finanziano i jihadisti. Così non si potrà combattere fino in fondo il terrorismo". 

Putin però ha dalla sua la questione legata all'Ucraina.
"Il golpe in Ucraina è stato finalizzato unicamente per sottrarre alla Russia quella base militare di Sebastopoli da cui partono i rifornimenti diretti al governo siriano che sta resistendo contro il terrorismo. Putin è accerchiato perché si vuole privarlo di ogni alleato nell'area mediorientale per completare i piani di divide et impera". 

Se vince Hillary Clinton, avremo una nuova guerra fredda?
"No, quella c'è già. Se vince la Clinton avremo la terza guerra mondiale. Se vince Trump è possibile che questo processo, ormai innescato, possa essere in qualche modo ritardato o ostacolato più o meno consapevolmente da parte dello stesso Trump che potrebbe inceppare una macchina già in corsa". 

La Clinton no?
"No, perché Clinton è la macchina. Quella che ha promesso a Putin di arrivare alla resa dei conti e così sarà, le vicende attuali del Baltico lo dicono...".



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