Ginecologi riuniti, le difficoltà delle donne straniere e il "nodo sessualità"

18 ottobre 2016 ore 15:56, intelligo
di Eleonora Baldo

Natalità e salute delle donne nell’era della società multietnica saranno al centro del grande Congresso dal titolo “La Salute al Femminile Tra Sostenibilità e Società Multietnica”, organizzato in questi giorni a Roma da Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo), Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI) e AGUI (Associazione Ginecologi Universitari Italiani).

Al centro del dibattito vi saranno i problemi legati alle difficoltà linguistiche e le differenze culturali che possono inibire l’accesso alla cure sanitarie da parte delle donne straniere e la conseguente necessità di adeguamento dei servizi sanitari ai mutamenti sociali e culturali in atto.

Attualmente, in Italia il 20% dei parti è attribuibile a donne stranieri, di queste 7 su 10 sono cittadine extracomunitarie e il 13% di loro dichiara di avere difficoltà a svolgere gli adempimenti burocratici per le difficoltà legate alla comprensione della lingua. Per avere un quadro completo della situazione è necessario precisare che, dall’inizio dell’anno, le donne giunte sulle nostre coste in fuga dai Paesi nordafricani sono state oltre 15 mila, molte di queste in stato di gestazione e complessivamente sono presenti sul suolo italiano 1 milione e 700 mila donne in età fertile. Per questo motivo, commenta Giovanni Scambia, direttore del Dipartimento tutela della salute della donna della Cattolica di Roma e Presidente del Congresso di Roma “E’ fondamentale che a tutte queste donne sia garantita la migliore assistenza sanitaria, soprattutto nel momento del parto ma anche in tutte le altre fasi della vita”.

A ciò si deve accompagnare un adeguato percorso di educazione sessuale nelle scuole, contestualmente ad uno di formazione dei docenti e degli educatori poiché “L’80% delle adolescenti d’origine straniera non è mai andata dal ginecologo. Mentre ‘solo’ il 30% delle loro coetanee italiane ha fatto altrettanto” – ha dichiarato il prof. Paolo Scollo, presidente nazionale SIGO  - “La prevenzione deve cominciare dalle scuole attraverso una maggiore informazione per tutti i ragazzi. Possiamo dare il nostro contributo per esempio formando gli operatori e gli insegnanti che dovranno tenere agli studenti lezioni di educazione alla sessualità e affettività”.

Infine anche medici e operatori sanitari dovrebbero offrire il proprio contributo con processi di formazione continua che tengano conto delle evoluzioni in atto nel tessuto socio-culturale, come ha commentato il Presidente della terza Associazione presente al Congresso di Roma, Nicola Colacurci, presidente nazionale AGUI.


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