Alla faccia del Jobs Act: -32,9% contratti indeterminati, +28,3% licenziamenti

18 ottobre 2016 ore 13:02, Andrea De Angelis
Non ci siamo. Almeno sul lavoro. Numeri neri quelli che arrivano dall'Inps proprio nel giorno in cui Matteo Renzi si trova negli Stati Uniti. Una vetrina (quella) di prestigio, una realtà (questa) tutt'altro che rosea. 

Frena ancora il mercato del lavoro: nei primi otto mesi dell’anno in corso sono stati 395 mila in meno i contratti a tempo indeterminato firmati, pari a -32,9% rispetto ai primi otto mesi del 2015. Lo dicono i dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps, secondo cui le assunzioni di datori di lavoro privati, nel periodo gennaio-agosto 2016 sono risultate 3.782.000, con una riduzione di 351.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-8,5%). Analoghe considerazioni possono essere sviluppate per la contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (-35,4%).

Alla faccia del Jobs Act: -32,9% contratti indeterminati, +28,3% licenziamenti
E crescono vertiginosamente anche i licenziamenti "per giusta causa": nei primi otto mesi del 2016 sono stati 10.207 in più, con un balzo del 28,3% rispetto allo stesso periodo del 2015. Nei confronti di due anni fa se ne sono registrati 11.020 in più, pari al +31,3%. Un dato che si spiega anche con la riforma del lavoro targata Renzi che ha cancellato l'articolo 18. Se tra il 2014 e il 2015, infatti, il dato è sostanzialmente invariato, il boom (+10mila licenziamenti) si registra proprio negli ultimi 12 mesi. Le norme del Jobs Act, infatti, si applicano solo agli assunti dopo l'entrata in vigore della riforma.


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