Ravetto (Pdl): «Non condivido: che c'entra l'Imu con l'Iva? Nessuna tassa sulla prima casa»

18 settembre 2013 ore 14:47, Francesca Siciliano
Ravetto (Pdl): «Non condivido: che c'entra l'Imu con l'Iva? Nessuna tassa sulla prima casa»
«Sono seccata dalle dichiarazioni di ieri di Olli Rehn. Se da una parte è vero che l'Europa ha i poteri di indicazione degli obiettivi, non ha quelli di indicazione del metodo. Può anche indicare dei parametri, a volte a mio avviso discutibili, ma la decisione sul come ottenere quei “risultati” spetta ancora agli Stati sovrani». Laura Ravetto, parlamentare Pdl, intervistata da IntelligoNews è un fiume in piena e si inserisce prepotentemente nel dibattito odierno attorno alla possibilità dell'aumento di un punto percentuale dell'Iva.   Onorevole Ravetto, Gianfranco Librandi, parlamentare di Scelta civica, per scongiurare l'aumento dell'Iva sta portando avanti una proposta di legge che prevede il reinserimento dell'Imu sulla prima casa per i redditi superiori ai 55mila euro annui (che in Italia non supererebbero il 13%). Sarebbe d'accordo? «Assolutamente no. Al di là del fatto che un reddito di 55mila non è un reddito basso, ma del ceto medio (che come al solito si va a colpire!), non son d'accordo sul tassare la prima casa, che è la prima casa per tutti. Non sono d'accordo soprattutto perché non è pensabile che per non aumentare l'Iva sia necessario introdurre un'altra tassa, nonostante le coperture ci siano. Perché dobbiamo continuare ad infierire sui cittadini?». Ripartiamo dall'inizio: stiamo “subendo” ancora una volta lo strapotere dell'Europa? «I commissari europei (tra l'altro, eletti da chi? Non dai cittadini europei!), che appartengono ad altri Stati, arrivano qui in Italia e pretendono di decidere tutto, soprattutto sul tema delle politiche fiscali ed economiche. Non mi sembra giusto! Anche perché il premier Letta -  nel suo discorso di insediamento -  scongiurò l'aumento dell'Iva, parlò di Imu (promessa mantenuta grazie al Pdl) e dei tagli del costo del lavoro. Questi sono tre obiettivi fondamentali e non incompatibili tra loro». Ci sono le coperture per evitare l'aumento dell'Iva? «Ci sono eccome, e sono state indicate da Renato Brunetta mesi fa, relative addirittura ad 8 miliardi di euro. Proverrebbero da un lato dalle imposte che pagheranno i fornitori pagati dalla Pubblica amministrazione. Dall'altro dalla rivalutazione delle partecipazioni bancarie in Banca d'Italia che sono state fatte troppi anni fa e andrebbero riviste: apporterebbero un introito (di copertura dell'Iva) di altri 4 miliardi. E comunque c'è un'altra cosa che vorrei aggiungere». Prego. «Io sono contraria alle “tasse a prescindere”, soprattutto perché questa mi sembra una tassa scema! L'aumento dell'Iva, in un momento di recessione come questo, anziché alleviare la morsa la potenzia perché impedisce i consumi. Di conseguenza, impedendo i consumi, si ha un minore introito nelle casse dello Stato e influirebbe negativamente nella tasche degli italiani. Gli effetti, dunque, sono tutti negativi! Mi sembra che in Europa si stia diffondendo il principio in base al quale per risanare i debiti degli Stati si prelevino i soldi ai cittadini, mentre io resto della scuola secondo la quale per risanare gli Stati vadano tagliate le spese improduttive. Mi auguro che con il premier Letta si arrivi ad una soluzione». Qual è la sua proposta? «Un decreto, subito. Per non aumentare l'Iva il 1° ottobre (data in cui dovrebbe iniziare il dibattito, ndr), né successivamente. E trovare immediatamente i quattro miliardi necessari per le coperture». Alcuni sostengono che la colpa di questo possibile aumento dell'Iva sia del Pdl che ha spinto per abolire l'Imu. Come risponde? «Che c'entra l'Imu con l'Iva? Torno a ripeterle: Letta, nel discorso di insediamento, parlò di non aumentare l'Iva, di abolizione dell'Imu e di taglio del cuneo fiscale. Cosa dovremmo fare, barattare l'abolizione dell'Imu con l'aumento dell'Iva? Il Pd vuole questo? Mi sembra assurdo che in un Paese democratico come l'Italia il dibattito sia incentrato su questo: le tasse vanno diminuite, non aumentate in continuazione». Tagliare la spesa: come? E non mi faccia il “solito” esempio dei tagli ai costi della politica... «L'Italia spende sette miliardi di euro ogni anno in corsi di formazione, distribuiti tra le varie regioni. Io sono fermamente convinta che la formazione vada implementata in direzione professionale, ma le sembra possibile spendere dei soldi pubblici per formare degli esperti in tappi da vino?  Quella di non trovare le coperture è solo una scusa. Monti ha nominato dei commissari per la spending review e non sono serviti a nulla. Vuol sapere a mio avviso qual è il problema in questo Paese?». Prego. «Il fatto che tutti parlino di spending review e nessuno di spending cut: non revisione della spesa, dunque, bensì tagli alla spesa. La “review” la fanno tutti, la “cut” (i tagli veri) non riesce a farli nessuno, perché ci vuole coraggio».          
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