Isis, la storia insegna che (a volte) la guerra è necessaria

18 settembre 2014 ore 10:40, Americo Mascarucci
Isis, la storia insegna che (a volte) la guerra è necessaria
La guerra è sempre una soluzione sbagliata, i conflitti vanno risolti sempre e soltanto con la diplomazia e mai con il ricorso alle armi sacrificando tante vite umane. Chi è che non condivide questo principio? Chi potrebbe mai sostenere il contrario?
A chi conviene davvero la guerra? Ai trafficanti di armi senza dubbio, e poi a chi? A nessuno, visto che quando si entra in un conflitto non si sa mai come se ne esce. Eppure la storia dell’uomo è costellata di guerre, quello che traspare dalle epoche più antiche a quelle più contemporanee, è che le soluzioni ai conflitti fra popoli si sono sempre risolte con le armi e raramente, anzi mai, con la diplomazia. La dura condanna della guerra di Papa Francesco lanciata dal sacrario di Redipuglia ha acceso un forte dibattito fra pacifisti a tutto tondo e quanti invece ritengono che la guerra alle volte, pur deprecabile, si renda inevitabile. La prima guerra mondiale fu senza dubbio una tragedia immane, ma non fu certamente un’inutile strage come ebbe a definirla il pontefice dell’epoca, Benedetto XV; fu al contrario utile e necessaria nel momento stesso in cui consentì all’Europa e al mondo di rompere il giogo tirannico degli imperi centrali; quello austro ungarico, quello germanico e soprattutto quello ottomano. Oggi tutti inorridiscono giustamente davanti alle violenze dell’Isis, eppure quello che i feroci macellai del califfato islamico stanno perpetrando contro i cristiani e gli occidentali che finiscono nelle loro mani, trova un precedente illustre proprio durante la grande guerra, quando il governo dei cosiddetti Giovani Turchi che guidava l’Impero Ottomano, attuò lo sterminio di massa dei cristiani di rito assiro orientale, cattolico caldeo ed ortodosso, eliminando circa 300mila persone. Un genocidio di massa cui fece seguito, sempre in quegli anni ed in quelli successivi alla guerra, quello dei cristiani greci del Ponto, arrestati, torturati, seviziati, fucilati. In tutto 350 mila persone, un genocidio che la Turchia per anni ha negato, nello stesso modo in cui ha negato e continua ancora oggi a negare l’olocausto degli armeni del Caucaso. L’Impero Ottomano era alleato dell’impero austro ungarico e dell’impero tedesco, due entità di fatto cristiane che però hanno preferito anteporre gli equilibri geopolitici alla difesa dell’identità cristiana dell’Europa, lasciando che quella parte di essa sottomessa ai turchi, subisse lo sterminio dei cristiani in modo sistematico, così come oggi sta tentando di fare l’Isis in Siria e in Iraq. Oggi di fronte a ciò che sta avvenendo nel Medio Oriente, la guerra appare l’unica soluzione possibile per fermare le atrocità dei fondamentalisti islamici, così come il ricorso alle armi fu l’unica strada possibile per fermare l’avanzata dei nazisti in Europa nel 1939. O forse qualcuno può pensare di fermare l’Isis con la diplomazia? Fu forse possibile fermare le mire espansionistiche di Hitler con il dialogo ed i negoziati? Furono tentati è vero, ma con quale esito? Con l’invasione della Polonia da parte della Germania. La guerra è orribile è vero, ma come si può pensare di non colpire militarmente questi pazzi fanatici che decapitano le persone, stuprano le donne cristiane che rifiutano di convertirsi, uccidono i bambini cristiani con la stessa crudeltà utilizzata dai nazisti contro i figli degli ebrei? Come contro gli imperi centrali nel 1915 fu necessaria la guerra per riscattare i popoli oppressi, oggi è purtroppo inevitabile colpire con le armi i terroristi dell’Isis. Tendere la mano ai fondamentalisti e tentare inutili negoziati, sarebbe oltremodo inutile, oltre che dannoso per le comunità cristiane e non, finite nel mirino dei terroristi. E non parlate per cortesia di pulsioni da crociata, meglio le pulsioni da crociata che le pulsioni pilatesche di chi preferisce lavarsi le mani di ciò che accade in una parte del mondo, salvo poi scoprire le atrocità compiute quando è ormai troppo tardi.  
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