L'orso bianco in difficoltà fa piangere lacrime di coccodrillo

18 settembre 2015, Andrea De Angelis
Il bianco è il colore della purezza. Di un mondo che non conosce vizi e peccati, cattiverie gratuite, attentati. 

L'orso bianco in difficoltà fa piangere lacrime di coccodrillo
Il mondo reale, invece, vede un'intera specie assassina. Nei confronti del pianeta che la ospita. E non bastano summit internazionali, encicliche, malattie incurabili, cambiamenti meteorologici a cambiare la rotta. Occorre una sana, direi bianca purezza per riuscirci. 

Così il mondo si commuove, ma sono lacrime di coccodrillo. Piange, o finge di farlo, davanti alla foto di un orso bianco che cerca il cibo, ma non lo trova. Non perché incapace o malato, ma semplicemente perché lì, nel suo habitat naturale, il cibo non c'è più.

Uno scatto a suo modo splendido, fatto da Kerstin Langenberger, una fotografa professionista, alle Svalbard e postata su Facebook già da qualche settimana. Tantissimi i contatti, i commenti, le reazioni. 

Il problema è chiaro: il cambiamento del clima e il riscaldamento globale del Pianeta come fattori responsabili del declino delle popolazioni di orso bianco. Perché la riduzione della superficie del pack mette in difficoltà la caccia degli orsi alle foche, che costituiscono le loro prede principali. Perché il ghiaccio che si ritira sempre più blocca le femmine a terra dove crescono i loro piccoli e da dove non riescono più a raggiungere il pack, sempre più ridotto, sottile e lontano. Molti cuccioli non ce la fanno, molte mamme si riducono come l’esemplare della foto. Che, appunto, è una femmina.

Attenzione, perché quello scatto potrebbero dire anche altro e sono gli scienziati a segnalarlo. Potremmo infatti trovarci davanti a un'orsa anziana. 

Resta il fatto, foto a parte, che i numeri parlano di un calo di orsi in Alaska del 40% nei primi dieci anni del ventunesimo secolo. Numeri, non parole. Neanche foto. 
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