Gender, Gandolfini (Comitato20giugno): "Giannini garantisce, bene. Ma cosa si intende per genere?"

18 settembre 2015, Marco Guerra
“Il ministro Giannini non può definirci allarmisti o peggio bugiardi, il rischio che la lotta alla discriminazione porti all’introduzione della teoria del genere esiste”. Intervistato a IntelligoNews, il prof. Massimo Gandolfini, portavoce del Comitato difendiamo i nostri figli, risponde così al titolare dell’Istruzione che ha minacciato denunce per chiunque continui a parlare di 'teoria gender' in relazione al progetto educativo del governo Renzi. E dopo contatti con il ministero, Gandolfini prede atto delle rassicurazioni fornite da viale Trastevere. Tuttavia, sottolinea il chirurgo bresciano, “i genitori hanno il diritto di continuare a vigilare sui Piani di offerta formativa”.
 
Gender, Gandolfini (Comitato20giugno): 'Giannini garantisce, bene. Ma cosa si intende per genere?'
Prof. Gandofini come giudica le parole del ministro Giannini, teme un’eventuale denuncia vista la sua attività di sensibilizzazione contro la teoria del gender nelle scuole?
 
“Giudico l’uscita del ministro infelice nei toni. Sanno di minaccia. Trovo inaccettabile far sembrare che qualcuno volesse far passare in maniera fraudolenta menzogne e bugie. Non si trattano così i cittadini, le famiglie e nemmeno coloro che hanno avuto il merito di dire alle famiglie di riprendersi il posto che la costituzione dà loro. Noi abbiamo detto alle famiglie di stare molto attenti, in quanto al di là della volontà del ministro bisogna vedere sui territori come viene applicato quel comma 16 dell’articolo 1 della legge sulla buona scuola. Tutto qui”.
 
Il ministro Giannini ha parlato di truffe culturali. Secondo il direttore di IntelligoNews, Fabio Torriero, la vera truffa è voler mettere il bavaglio alle famiglie su una battaglia di libertà, che riguarda le basi stesse della civiltà umana…
 
“Giustissimo! In quel comma 16 dell’articolo 1 della Buona Scuola si  fanno dei rimandi a leggi del 2013 le quali a loro volta recepiscono dei progetti di prevenzione e lotta alla violenza di genere, nel quale è contenuta l’idea che esistono i sessi da una parte e i generi dall’altra. Allora se vogliamo fare lotta alla discriminazione sessuale in termini di giusto riconoscimento della parità di dignità e di diritti tra maschi e femmine figurarci se non siamo d’accordo; ma questo tema molte volte viene usato un maniera diversa. Ovvero si dice che l’identità sessuale è un dato biologico e basta e che, di conseguenza, ci si può costruire un’identità di genere basata sulla propria percezione di sé. E in base a questo si può insegnare a bambini che esistono tante identità di genere diverse. Io dico che il rispetto delle persone è scontato, basta fare un sano e serio insegnamento all’educazione civica per combattere tutti i bullismi. Invece, in realtà, attraverso questo cavallo di troia si vogliono introdurre ideologie. Fatto sta che per ora il Miur ha accreditato 29 associazioni Lgtb e non una sola pro-family”.
 
Sempre il direttore Torriero scrive, infatti, che l’ideologia gender non passa direttamente - a parte casi eclatanti – ma si maschera dietro la tolleranza, l’omofobia, le pari opportunità, il rispetto delle diversità…
 
“Certamente, basta dire che hanno scritto un testo che si chiama strategia della prevenzione verso la violenza di genere. E per scrivere questo testo hanno accreditato 29 associazioni Lgtb. Allora è evidente che c’è paura di una  tendenza di impossessarsi di questo strumento contro la violenza – che è condivisibile dal punto di vista del valore iniziale – per poi introdurre qualcosa di completamente diverso”.
 
Ma avete avuto segnali concreti?

“Non ce lo siamo mica sognati la notte quello che andiamo denunciando. Abbiamo avuto numerose segnalazioni da tutta Italia di tentativi più o meno velati di indottrinare il bambino a fare la propria scelta di genere. Allora la ministra non può darci degli allarmisti, l’allarme è stato dato perché c’erano fatti concreti. Noi diciamo solo alle famiglie di pretendere di conoscere i POF (Piani di offerta formativa)  e di avvalersi del consenso informato”.
 
Forse il ministro ha sottovalutato ciò che avviane a livello locale, con alcune offerte formative portate avanti da Comuni e Regioni…
 
“C’è Regione e Regione. Con cognizione di causa dico che in Lombardia la deriva è più difficilmente attuabile ma in Toscana o in Friuli è più probabile che questo accada. Non facciamo terrorismo, i genitori devono sapere che vigilare non è solo un diritto ma anche un dovere. Per esempio a Brescia hanno dato in mano l’insegnamento all’affettività all’Asl; l’azienda sanitaria locale ha quindi prodotto documento molto generico e noi del Comitato li abbiamo avvisati che saremmo stati molto attenti a come verrà applicato questo strumento, visto che il comma 16 parla di identità di genere può entrarci di tutto. Se la lezione è tenuta da un professore che ha una certa impostazione ideologica, questo insegnerà tutt’altro che la non discriminazione”.
 
Poi resta il fatto che siamo in democrazia. Denunciare chi critica una legge dello Stato non rappresenta il massimo della libertà di opinione...
 
“Ma secondo loro come è possibile che dieci privati cittadini lanciano uno slogan e riuniscono a Roma un milione di persone? Significa che abbiamo un retroterra che sapeva che c’era qualcosa che non andava. Se un genitore si prende il diritto di controllare è un terrorista? E’ un menzognero? Ma stiamo scherzando? Allora ribadisco che i toni del ministro sono da condannare, ma vogliamo leggere in positivo le dichiarazioni della Giannini la dove garantisce che l’ideologia  di gender non entrerà nella scuola. Vogliamo quindi chiedere cosa si intende per genere. Se si intende “sesso” come abbiamo inteso fino a 20 anni fa non abbiamo nulla da eccepire, ma se per genere si intende quello che il gender determina allora siamo in un altro campo”.
 
Risulta che ci sono contatti in corso con il Ministero dell’Istruzione per chiarire le rispettive posizioni. Vero?
 
“Si, il messaggio distensivo che vogliamo dare è che, in primis, prediamo atto che il ministro ha dato di nuovo garanzia che non si farà l’insegnamento secondo l’ideologia gender nella scuole; in secondo luogo condividiamo che ci siano dei sani percorsi di educazione civica alla non discriminazione verso chiunque, non solo per l’orientamento sessuale; infine chiediamo trasparenza e chiarezza al Miur: vogliamo sapere cosa significa lottare contro la violenza di genere. Perché siamo tutti dalla stessa parte quando si tratta di combattere ogni tipo di violenza sessuale, ma quando si parla di violenza di genere, che fa esplicitamente riferimento all’ideologia di genere, noi non siamo assolutamente d’accordo di inserire questa teoria anti-scientifica nelle scuole”.
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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