Bce: Draghi avverte che “la festa” sta per terminare

18 settembre 2015, Luca Lippi
Bce: Draghi avverte che “la festa” sta per terminare
La Bce ha richiamato l’Italia e tutti i paesi dell’Eurozona con elevati debiti pubblici a utilizzare i tassi d’interesse più bassi del previsto per ridurre il debito e non per aumentare la spesa.

In buona sostanza l’Eurotower fa specifico riferimento a Italia e Belgio che con la complicità della Commissione Europea hanno effettuato correzioni del deficit assai inferiori rispetto a quello previsto dal regolamento.

Nello specifico la Bce scrive: “per due paesi, Italia e Belgio, si rileva un consistente ritardo nell’azione di risanamento necessaria alla regolazione sul debito. Nel 2015 il miglioramento del saldo strutturale dovrebbe aumentare del 2,1% del Pil per l’Italia, a causa dei ritardi nel risanamento accumulati dal 2013, rispetto alla previsione di uno sfrozo strutturale pari allo 0,3%”.

Poi la Bce prosegue: “questi requisiti non trovano riscontro nelle raccomandazioni specifiche  per il 2015 rivolte ai due Paesi, poiché la commissione ha concluso che la deviazione della regola sul debito è giustificata da fattori rilevanti quali le sfavorevoli condizioni economiche  e l’attuazione di riforme strutturali”.

Che significa? È tutto piuttosto semplice, la spesa per interessi è inferiore a quanto considerato nei Def dei paesi oggetto del richiamo da parte di Mario Draghi; questi paesi poco “diligenti” hanno utilizzato le disponibilità straordinarie per aumentare la spesa anziché accelerare l’aggiustamento del disavanzo.

L’inflazione dell’Eurozona si attesta poco sopra lo “zero” mentre il target della Bce sarebbe il 2% (target non raggiungibile di questo passo entro il settembre 2016, data di conclusione del Qe).

Inevitabilmente il Qe è destinato a proseguire oltre la data programmata, tuttavia la già scarsa utilità dello strumento è minata dal “disordine” procurato da alcuni paesi che utilizzano “impropriamente” il beneficio immediato procurato. A questa criticità si aggiunge la volatilità dei Mercati e la guerra valutaria fra Usa e Cina che soffiano contro il vento artificiale del Qe procurando grandi danni per le esportazioni europee abbassandone le prospettive di crescita.

In sintesi, il Qe dal punto di vista inflazionistico non serve a nulla (il tempo confermerà ulteriormente la tesi) tuttavia, il basso spread che si concretizza ogni volta si immette liquidità attraverso la leva del minore interesse da pagare si traduce in un tesoretto che non deve andare sprecato. Perché? Il motivo è molto semplice, la Bce (che non è l’Istat e neanche Confindustria) rilevando la debolezza del ritmo di ripresa dell’Eurozona e collocandolo già a metà del suo processo ciclico chiede di fare “bisaccia” per essere pronti al naturale movimento discendente della curva.

Nel momento in cui si verifica la rotazione fisiologica del mercato, i paesi più deboli (o meno virtuosi) potrebbero trovarsi “scoperti” e la Bce impossibilitata ad “aumentare acquisti” (aumentare iniezioni di liquidità) causa “mancanza carta” (assenza di titoli idonei).
La finanza attuale è solamente capitalizzazione di mercato (speculazione) è una continua fuga da mercati in pericolo verso altri che stanno correndo un pericolo minore, salvo poi essere colpiti dal ciclone anche loro e allora i capitali si sposteranno nuovamente, magari dove il ciclone è appena passato. Per questo motivo i corsi sono tutti drogati, non corrispondono mai a una “seria crescita”.

Se oggi le Borse europee sono un “bene rifugio” è altrettanto vero che i capitali possano spostarsi molto rapidamente. Gli investitori sanno benissimo che l’Europa non ha alcuna prospettiva di crescita e sanno bene che la Bce non può ampliare più di tanto il suo Qe.
Purtroppo questo meccanismo è noto ma poco “prestante” per essere reso pubblico e allora si “ingolfano” i media di dati macro “drogati” fra una polemica sul fenomeno migratorio e l’altra.

Tuttavia ad essere attenti, anche seguendo le vicissitudini attuali non sfugge  che Angela Merkel sta facendo “bisaccia” cercando mano d’opera qualificata a basso costo da impiegare nell’industria automobilistica per rosicchiare la fetta di mercato della Fca e cavalcando il buon periodo del mercato automobilistico. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]