Colosseo chiuso per assemblea: per Pompei fu "danno incalcolabile", a Roma "misura colma"

18 settembre 2015, Marta Moriconi
Colosseo chiuso per assemblea: per Pompei fu 'danno incalcolabile', a Roma 'misura colma'
Gli Scavi di Pompei, uno dei siti archeologici più visitati al mondo, erano finiti sotto riflettori di nuovo a fine luglio per un’assemblea sindacale “a sorpresa” che aveva lasciato fuori i turisti.
 

Si era parlato di duemila persone sotto il sole davanti agli ingressi chiusi per un’assemblea indetta da alcuni sindacati. Per il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini la protesta dei custodi era stato "un danno incalcolabile"
 
Oggi invece, a chiudere le porte per un'assemblea sindacale, sono stati alcuni dei siti archeologici più importanti di Roma: Colosseo, Foro Romano e Palatino, Terme di Diocleziano e Ostia Antica.

Con un ritardo dell'apertura alle ore 11.30. 

E questa volta il ministro Franceschini usa queste parole: ora basta - "La misura è colma" annunciando un tempestiv intervento dell'esecutivo: "Il buonsenso nell'applicare regole e nell'esercitare diritti evidentemente non basta più per evitare danni al proprio Paese. Per questo abbiamo concordato con il presidente Renzi che al Consiglio dei Ministri proporrò una modifica legislativa che consenta di inserire anche i musei e i luoghi della cultura aperti al pubblico tra i servizi pubblici essenziali". 

Per la Soprintendenza speciale per il Colosseo e l'area archeologica non si è trattato di chiusure ma di aperture ritardate",  "i siti, come previsto, alle 11.30 hanno aperto, compreso l'Anfiteatro Flavio". 

La legge certo non aiuta. Come sarebbe possibile vietare un'assemblea? "Sono dispiaciuto per i disagi, ma era impossibile vietare l'assemblea", spiega il soprintendente di Roma, Francesco Prosperetti. 

Quindi, prosegue, "tutto si è svolto regolarmente, l'assemblea non aveva come oggetto il Colosseo, il problema è nazionale e riguarda il mancato rinnovo del contratto e il mancato pagamento del salario accessorio: non ci sono rivendicazioni nei confronti della soprintendenza, ma del datore di lavoro generale che è il Mibact".

Sarà ma poi parla anche il Garante: "La chiusura ai visitatori dei principali siti archeologici della Capitale, motivata da un'assemblea sindacale (peraltro regolarmente convocata), porta, ancora una volta, alla ribalta l'urgenza di ricomprendere la fruizione dei beni culturali tra i servizi pubblici essenziali. Lasciare la fruizione del nostro patrimonio culturale fuori dai servizi pubblici vuol dire continuare a dare una pessima immagine del Paese ai cittadini e ai milioni di turisti che quotidianamente scelgono di vistare le nostre città".
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