Piano migranti, braccio di ferro Italia-Germania. Sorpresa Juncker: sta con Renzi?

19 aprile 2016 ore 10:00, Andrea De Angelis
L'Italia da una parte, la Germania dall'altra. L'Europa in mezzo, al centro il dramma di migliaia di persone. Affinché il Mediterraneo non diventi un cimitero sempre più vasto e per fare in modo che il continente risponda con criteri umanitari ed equi all'emergenza, superando quelli geografici (che, come logico, vedono esposte Italia e Grecia). 

Questa la doverosa premessa. Poi ci sono le parole pronunciate al Tg1 da Matteo Renzi. "L'Ue deve farsi carico del tema, noi abbiamo proposto gli eurobond, bene Juncker, se la Merkel e i tedeschi hanno soluzioni diverse ce le dicano, non siamo affezionati ad una soluzione. Ma sia chiaro che il problema lo deve risolvere l'Ue tutta insieme. L'Italia è tornata dalla parte di chi propone soluzioni, non di chi urla". Quel "se hanno soluzioni diverse ce le dicano" a cosa si riferisce? Non a un'idea, ma a parole pesanti pronunciate dal Paese oggetto della polemica. "Il governo tedesco non vede alcuna base per un finanziamento comune dei debiti per le spese degli stati membri per la migrazione", aveva detto poco prima il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert. 
Altre soluzioni al momento sembrano non esserci. Il primo ad affermarlo è Gianni Pittella all'Huffington Post: "Difficile immaginare addirittura una tassa sull’immigrazione in un momento storico che vede crescere le forze xenofobe ed euroscettiche: trarrebbero linfa da una decisione del genere", sottolinea. Invece vale la pena insistere sugli eurobond. "Tanto più che il piano italiano sta raccogliendo riscontri positivi in Europa – continua Pittella - ha già ottenuto l’ok del presidente del Consiglio europeo Tusk, il presidente della Commissione Ue Juncker e domani (oggi, ndr) ne parlo con il presidente del Parlamento europeo".

Piano migranti, braccio di ferro Italia-Germania. Sorpresa Juncker: sta con Renzi?
Anche alla riunione dei ministri degli Esteri europei oggi a Lussemburgo il piano italiano ha incassato “commenti positivi” e molto interesse”, racconta il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni. Sulla stessa lunghezza d'onda anche Federica Mogherini, protagonista della discussione visto il ruolo che ricopre. 
Ma è ancora Pittella a spiegare concretamente come la questione sul piatto sia anche e soprattutto un problema di numeri. "Insomma non si può pensare che abbiamo dato 6 miliardi alla Turchia, mentre per l’Africa l’Europa spende solo 1,8 miliardi", afferma il capogruppo dell'S&D al Parlamento Europeo. 
C'è poi la questione dei tempi. Difficilmente il "migration compact" arriverà prima di fine giugno al consiglio europeo. Problemi di calendarizzazione, ma il rischio è che la situazione possa precipitare in oltre due mesi che separano l'Europa da quell'appuntamento. 


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