Trivelle, Puppato: "Carbone ha sbagliato col 'ciaone'. Anche il 40% del Pd alle urne"

19 aprile 2016 ore 13:10, Andrea De Angelis
A urne aperte il tweet di Carbone, quel "ciaone" a chi sperava di arrivare al quorum ha indignato molti. Un deputato eletto dal popolo sovrano che interviene, durante il voto, su chi si sta recando appunto alle urne ha sollevato più di una perplessità. IntelligoNews ne ha parlato con la senatrice Laura Puppato, la quale sottolinea anche l'errore che si compie nel contrapporre ambiente e lavoro...

In rete ancora si parla del tweet di Carbone e del suo "ciaone". Come può cioè un parlamentare eletto dal popolo sovrano, a urne aperte, criticare chi sta votando in quelle ore? Un qualcosa di particolarmente grave? A lei, che in un'intervista alla vigilia del referendum ci ha detto che sarebbe andata a votare, che effetto ha fatto?
"Ciascuno risponde ovviamente di quello che dice e soprattutto di quando lo dice. Nel caso dei giorni deputati alle elezioni, sarebbe opportuno fino al risultato finale trattenere i propri istinti. Evitare di scivolare nella facile china di chi gioisce o si intristisce prime della fine del tempo. Cambia poco a farla a poche ore di distanza, così non si scatenano polemiche che in sé per sé non hanno ovviamente efficacia perché una battuta non cambia un risultato elettorale". 

Non cambia il risultato elettorale, ma crea tanta indignazione. 
"Se vogliamo attizzare polemiche per ogni cosa lo possiamo fare e facilmente. Basta una battuta acida o al vetriolo piuttosto che un prematuro gioire. Tutto questo procura facile polemica, ma insomma direi che abbiamo sprecato forse anche troppo tempo a commentarlo". 

In rete, dopo aver sottolineato che sono andati al voto oltre 15 milioni di italiani, lei ha scritto che non bisogna fare l'errore di "confondere ambiente e lavoro, come fossero temi contrastanti tra loro". Una frecciatina a Renzi? 
"Ma no, io dico che dai tempi del dramma di Marghera abbiamo smesso di pensare che ambiente e lavoro siano in contrapposizione. Proprio adesso sto uscendo da un incontro sul Made in Italy e la sostenibilità dove si parla sempre più e lo fanno, attenti bene, i rappresentanti delle imprese. Sentire e ascoltare i rappresentanti delle imprese di conceria piuttosto che quelli dell'abbigliamento sostenibile e più in generale del settore delle piccole e medie imprese, affermare che la sostenibilità oggi è un vantaggio competitivo ed è il valore aggiunto dell'Italia, dimostra che la stessa non è una palla al piede. Non è più il tema dei maggiori oneri. Le cose vanno cioè fatte con ragionevolezza e dando non un valore al costo, ma al prodotto. Se tutto questo è vero io penso che il futuro dell'Italia non stia nelle fonti fossili". 

Trivelle, Puppato: 'Carbone ha sbagliato col 'ciaone'. Anche il 40% del Pd alle urne'
Lo dice lei o lo dice anche il Governo?
"Questo lo pensa anche il Governo. Quello in cui si è differito dal punto di vista dell'analisi dell'ultimo, residuale quesito referendario era se valeva la pena o meno di avere delle autorizzazioni, delle concessioni sia per la ricerca che per il prelievo di gas piuttosto che di petrolio con scadenza predefinite. Con la necessità di verificare l'effettivo valore del residuo oltre che la qualità ambientale della piattaforma o del punto di ricerca. Avevamo fatto trenta, non abbiamo fatto trentuno quando abbiamo deciso di togliere di mezzo cinque quesiti referendari e lasciarne uno". 

Avrebbe preferito sei schede?
"Avrei preferito che come Governo e come Parlamento fossimo stati capaci di eliminare tutti e sei i quesiti. Ma al di là di tutto credo che anche questo referendum sia la dimostrazione che la gente ragiona con la propria testa, a prescindere dai rappresentanti politici dei vari partiti. Non c'è stata, proprio non c'è stata quella pedissequa osservanza ai diktat, da una parte e dall'altra. Neanche per chi come Lega e Movimento 5 Stelle scioccamente aveva interpretato il referendum come un voto contro il Governo".

Neanche per il Pd? 
"Esatto. Se i dati sono corretti, oltre il 30%, quasi il 40% degli elettori del Partito Democratico ha deciso comunque di andare a votare. Quindi anche questo è un segnale. Quando si parla di referendum forse è il caso di dire che serve più informazione. Poi bisogna anche dire che questo era un referendum residuale specifico, molto tecnico. Dobbiamo chiederci se è opportuno fare referendum così particolari e specifici.  Mi permetta di aggiungere un'ultima cosa: la nuova Costituzione va nell'ordine di favorire il voto e non sfavorirlo, chi va a votare deve essere considerato decisore e per questo abbassiamo di molto il quorum. Ma l'altra questione è: vogliamo essere assimilabili a una democrazia "semi diretta" come quella Svizzera? Bene, allora decidiamo che sulle tematiche generali e fondamentali i referendum vanno fatti, su quelle residuali e specifiche qualche dubbio in più c'è. E credo che la disaffezione sia anche in questo. Chi non aveva competenza sufficiente, chi non si è voluto far travolgere, io dico giustamente, da posizioni preconcette non è andato. Da una parte e dall'altra, in maniera del tutto trasversale. Questa è la dimostrazione che c'è uno scarso controllo dell'elettorato da parte dei partiti". 

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