Il fallimento di Doha non pesa sul prezzo del petrolio: Usa player decisivo

19 aprile 2016 ore 16:42, intelligo
Niente effetto Doha. Al petrolio non interessa il fallimento dell'accordo, anche perchè dopo un primo tonfo del 7% il Brent si è ripreso portando a 43 dollari al barile il suo "listino". Ma perché?
Sicuramente c'erano grande aspettative su un incontro che metteva insieme al tavolo, dopo 15 anni, i maggiori Paesi produttori. Gli arabi, d’intesa coi russi, con cui si contendono il primato mondiale di estrazione di petrolio, avevano proposto di congelare sino a ottobre la produzione tenendo come riferimento i livelli d’inizio anno allo scopo di stabilizzare i prezzi scesi da tempo a livelli
Il fallimento di Doha non pesa sul prezzo del petrolio: Usa player decisivo
inaccettabili per i Paesi esportatori. L'Iran però si è messa di traverso ponendo una condizione vincolante: il ritorno, senza alcun vincolo, ai livelli di produzione del periodo precedente le sanzioni, terminate pochi mesi fa (da quel momento Teheran ha accelerato a circa 3,3 milioni di barili al giorno e ha promesso di raggiungere i 4 milioni). Una richiesta totalmente contraria alla politica dell'Opec che sta progettando una riduzione «ragionevole» della produzione (il taglio di 1-2 milioni di barili al giorno). Quando è stato chiaro che Teheran non avrebbe cambiato idea, i sauditi hanno staccato la spina a qualsiasi possibilità di intesa, mettendo in grande difficoltà l'Opec il cui potere sta costantemente diminuendo perché non rappresenta Paesi come Russia, Stati Uniti e Cina che stanno aumentando la propria produzione, oltre che la propria influenza. 

Ma sono gli esperti a chiarire quanto accaduto, trattasi di reazione nervosa degli investitori col rischio di forti vendite sul mercato. Venerdì ha pesato, con esito negativo ma poi ecco i rialzi costanti. Infatti gli analisti concordavano nel sostenere che qualsiasi accordo fosse stato raggiunto a Doha avrebbe avuto scarso impatto sulle forniture effettive di greggio perché la maggior parte dei partecipanti al vertice, a cominciare da arabi e russi, sta già pompando da mesi al massimo delle capacità. 

La produzione giornaliera della Russia equivaleva al secondo massimo mai registrato e un accordo per un vincolo pari a livelli simili non avrebbe fatto molta differenza in termini di offerta mondiale. Ormai, grazie alla rivoluzione dello shale, gli Stati Uniti sono diventati un player decisivo per i mercati globali. 
autore / intelligo
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