La grande bellezza di Roma (mafia) Capitale: solo pesci piccoli in rete

19 dicembre 2014 ore 10:37, intelligo
La grande bellezza di Roma (mafia) Capitale: solo pesci piccoli in rete
di Luca Lippi Hanno tentato in tutte le maniere, da anni, di costruire qualcosa che coprisse di fango la Capitale d’Italia, sollecitando la pruriginosa curiosità dell’uomo medio, quello che segue programmi spazzatura, che si compra la pizza da mangiare mentre gode di sparatorie a salve e macchie artificiali di liquidi corporei, insomma quello che guarda e sogna di essere quello che non sarà mai. Ma non sarà mai perché non esiste niente di tutto questo! La criminalità non sarà mai rumorosa. E’ questo il motivo per cui, quando si cerca di estirpare il malaffare, nella rete “forse” finiscono i pesci piccoli, gli “imitatori” di un mondo che non esiste perché non deve esistere per nessuno altrimenti non potrebbe “esistere”. Che succede nella realtà? Quello che è sotto gli occhi di tutti! La centrale politica si è spostata a Bruxelles, e quindi la politica nazionale sta morendo per asfissia. L’erogazione di ossigeno si è interrotta con “tangentopoli”, certo mangiando pizza sul divano e guardando tv spazzatura non si poteva rendersene conto, ma questo è, che piaccia o no! Roma, dunque, che rappresenta il cuore pulsante della politica è oggetto di un’azione svilente e demistificante messa in atto da vent’anni di non politica, che lentamente hanno destituito i partiti di ogni fine programmatico. Da “mani pulite” a oggi è cambiato niente di quello che si doveva cambiare, si voleva stroncare la corruzione e invece di quell’indagine è stato stroncato tutto meno che la corruzione. In buona sostanza si è ucciso il malato (la politica) e clonato il tumore che lo stava uccidendo (la corruzione). Da questo momento in poi, in barba all’articolo 49 della Costituzione, la politica è stata affidata al popolo e non ai suoi rappresentanti democraticamente eletti che si sono defilati mestamente. Questo ha generato “correntine” lobby e gestori di microinteressi personali. L’insorgenza delle larghe intese della non politica ha generato una”mafia capitale” trasversale, da destra a sinistra tutti dentro a sbocconcellare i rimasugli della Politica con la “P” maiuscola che nel frattempo, a seguito della dipartita di padri e patrigni della Repubblica, rimangono sul tavolo senza avere manco pagato il conto! L’implosione dei vecchi partiti ha mandato in frantumi la politica, e gli eredi della destra e della sinistra della “vecchia stagione” si sono trovati sbandati e provano a riconoscere il loro ruolo nella ritrovata stima dell’ex avversario di una stagione ormai messa a decantare nei libri di “storia distorta”. L’intreccio d’interessi di questi superstiti non ha più nulla a che fare con la politica, nonostante il “nuovo che avanza”, tenti disperatamente di usarne le ranfe per provare a dire qualcosa di politico. Destra e sinistra corrono verso un futuro inesistente, e nonostante si voglia collocare politicamente l’”appartenenza” dei soggetti indagati, l’indagine è destinata a correre verso il nulla assoluto per assenza di obiettivi. In conclusione “mani pulite” scopre le debolezze strutturali di una società che comunque crede ancora in un futuro, “mafia capitale” è solo un penoso saccheggio di macerie di una società che non riesce a guardare oltre l’orizzonte del proprio naso, e se la memoria ci ricorda com’è finita per gli indagati di “mani pulite” è piuttosto semplice, facendo la radice quadrata, prevedere come andrà a finire “mafia Capitale”. Di roboante in questa inchiesta si intravede solo la forzatura di appellarla come “mafia”, forzatura perché l’inchiesta necessita di una consistenza che agli atti è inesistente, un po’ perché il “garantismo” lo impone, e un po’ perché da anni ormai non c’è più niente che non sia stato già depredato.
autore / intelligo
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