Quirinale: il 14 gennaio le dimissioni? E il Pd si divide fra ex Ds ed ex Margherita

19 dicembre 2014 ore 13:58, Adriano Scianca
Quirinale: il 14 gennaio le dimissioni? E il Pd si divide fra ex Ds ed ex Margherita
Le dimissioni di Napolitano sono “imminenti”: lo ha detto lui stesso. Già, ma imminenti quanto? Secondo varie indiscrezioni, si parla del 14 gennaio, il giorno dopo la fine della presidenza italiana del semestre europeo. Ma è già da tempo, del resto, che tutte le diplomazie politiche sono al lavoro per individuare un nome condiviso per la successione di Re Giorgio. Un nome che rientri nei paletti fissati dal Patto del Nazareno, quindi. Ma oltre a Berlusconi e Renzi, l'accordo preliminare potrebbe prevedere anche Salvini. Solo dopo aver trovato la quadra fra questi altri due interlocutori Renzi consulterebbe il M5S. I rapporti fra Pd e Fi sembrano comunque in risalita dopo che fra i due partiti è stato raggiunto un nuovo accordo sulla legge elettorale, che dovrebbe entrare in vigore il 1 settembre 2016, segno che Renzi non ha intenzione di andare alle urne prima, come invece Berlusconi temeva. Lo scontro più duro, semmai, è interno allo stesso partito del premier. Dando per scontato che il nuovo inquilino del Quirinale debba essere scelto nell'area del centrosinistra, la questione fondamentale che sta spaccando il Pd è semmai se il nuovo Presidente della Repubblica debba essere un ex Ds o un ex Margherita, segno che la fusione tra le due matrici politiche non è mai davvero stata totale nel nuovo contenitore che fu voluto da Veltroni. Secondo i rumors riportati dal Fatto quotidiano si sarebbe svolta qualche giorno fa una riunione di ex diessini nell’attico romano del sindaco di Torino Piero Fassino. Qui sarebbe emersa una rosa di nomi da presentare a Renzi, rosa che prevede lo stesso Fassino, Pier Luigi Bersani, Franco Bassanini, Anna Finocchiaro e Walter Veltroni. Essendo il premier proveniente dall'area cattolica, è il ragionamento, non si potrà tirare indietro di fronte a dei nomi che vadano a bilanciare la composizione delle istituzioni piazzando al Quirinale un esponente che proviene dalle file del fu Partito comunista e surrogati vari. Logica che tuttavia non va molto giù agli ex Margherita, che vorrebbero sul Colle Sergio Mattarella o in seconda battuta, ma è molto meno probabile, Francesco Rutelli. Insomma, la battaglia per la conquista del Colle è ancora tutta da combattere.  
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