Beppe Grillo a lezione da Hitler. Silvio Berlusconi e la Fata Smemorina

19 febbraio 2013 ore 14:04, intelligo
di Abbaia Kan
Beppe Grillo a lezione da Hitler. Silvio Berlusconi e la Fata Smemorina
Vi propongo un gioco. Poco divertente e, se vogliamo, anche un po’ inquietante. Ma ne vale la pena. Provate, la prossima volta che vi capiterà di vedere in tv un qualsiasi servizio sui comizi di Beppe Grillo (potreste anche cercarlo su Youtube, ma fatichereste un po’ a trovare il caso esemplare) provate insomma a chiudere gli occhi. Cercate di non badare al significato delle parole (tanto non è che vi perdiate chissaché). Concentratevi invece sul suono, sul tono alto della voce, una voce isterica e adrenalinica. Fateci bene caso, Grillo grida sempre. E grida in modo particolare. Il suo è infatti un grido costante e rabbioso, potentemente monotono, ma dal quale, proprio per questo, è difficile distrarsi. Immaginate l’effetto che fa in piazza, tra centinaia di persone, dove quella voce speciale rimbomba ad arte, monopolizzando l’attenzione. E’ facile, in quelle situazioni, che si sprigioni dall’oratore una sorta di aura mistica e messianica, con un lieve effetto ipnotico sulla folla. L’ex-grillino Giovanni Favia parla non a caso di “incantesimo” . Forse sarà così o forse no. Ma probabilmente a qualcuno di voi, se è abituato a seguire i documentari di Rai Storia , verrà in mente qualcosa… qualcosa di tutt’altro che tranquillizzante. Sì, l’avrete già capito: la tecnica oratoria di Grillo ricorda un po’ quella hitleriana. Ma va? Essì! Anche il capo del nazismo gridava, sapientemente e sistematicamente. L’effetto ipnotico era amplificato dai suoi ben studiati gesti, quasi fosse il direttore d’orchestra delle anime che rapiva e annullava. Non a caso Hitler è stato definito da Carl Gustav Jung uno sciamano. Vi siete già stancati di questo gioco? Spero di no, perché ho altre similitudini da farvi notare. Innanzi tutto il fatto che l’ “ideologia” grillina si fonda sul rancore. Parliamo di un rancore implacabile, senza cedimenti contro i “politici ciarpame”. Grillo dimostra che l’odio aggrega più dell’amore. “L’odio è l’unica emozione che non vacilla”: indovinate un po’ chi l’ha detto? Adolf Hitler nel “Mein Kampf”. Si potrebbe anche notare, di sfuggita, che Grillo, sul tema dei diritti umani, mette sullo stesso piano gli Usa di Obama e l’Iran di Ahmadinejad (lo ha detto in una intervista al quotidiano israeliano “Yedioth Ahronot”) e che, come ha rilevato Pierluigi Battista, il blog del leader del Movimento 5 Stelle trasuda antisemitismo. Tante altre cose si potrebbero inoltre notare: ad esempio il fatto che Grillo vagheggia una democrazia destrutturata e senza partiti, con l’unico motore rappresentato dal “popolo” (della Rete). “Ein Volk, ein Reich, ein Fuhrer!”. Qualche campanello d’allarme sta già cominciando a suonare, anche se in modo ancora casuale. Ha detto Di Pietro: “Grillo, smettila di fare il piccolo Fuhrer”. Mentre Quagliariello ha paventato, per il dopo elezioni, una “deriva come a Weimar”. Anche Grillo ha poi il suo doktor Goebbels, vale a dire il guru Gianroberto Casaleggio, che sembra un incrocio tra John Lennon e Luciano Benetton: “power to the people” & “united colors”. Sarebbe troppo facile ora ricordare lo scivolone su Casa Pound. Meglio ricordare un’ altra, assai più rivelatrice, dichiarazione, quella di Capodanno, quando Grillo ha implicitamente gettato la maschera: “Se non ci fossimo noi, ci sarebbe un’Alba Dorata anche in Italia”. Ohibò! E chi gli ha mai chiesto di fare da antidoto a un partito neonazista? L’antidoto, come è noto, contiene un po’ di veleno. E, se il veleno non è ancora in circolo, inoculare l’antidoto equivale a inoculare il veleno. Tre indizi fanno una prova, diceva Agatha Christie. E qui ce ne sono ben più di tre. Poi ci potremmo sempre consolare pensando che la storia si presenta prima in forma di tragedia e poi in forma di farsa. Ma non c’è comunque molto da ridere. Meditate gente, meditate! Ed ora rilassiamoci un po’ (si fa per dire) pensando a Berlusconi. Quale personaggio vi ricorda il Cav? Se lo guardate bene, noterete che ha un colorito marroncino: è il risultato dell’abbondante cerone e della forte tinta dei capelli (trapiantati) che risplendono sotto i riflettori della tv. Il risultato collaterale (e involontario) è che la sua testa marrone presenta un qualcosa, diciamo un quid, di ligneo, il cui ondeggiare produce un singolare effetto marionetta. Chi vi viene in mente? Trattandosi di uno che di bugie ne ha dette tante, il pensiero corre subito a Pinocchio. Un Pinicchio senza però l’influsso benefico e pedagogico della Fata Turchina (troppe peripezie e troppa fatica). Meglio prendere in leasing da Cenerentola la Fata Smemorina, quella che in un attimo trasforma una povera zucca in una sontuosa carrozza e che ogni tanto dimentica la bacchetta magica. Così Smemorina s’è messa al lavoro per indebolire i ricordi degli italiani; e trasformare, in buon governo, il disastro compiuto da Berlusconi fino al novembre del 2011. Come si combattono gli artifici di Smemorina? Con l’intervento di Mago Merluzzo e con i suoi rinomati preparati al fosforo, formidabile toccasana per le memorie labili. Quindi, caro Merluzzo, dacci sotto e assisti i dubbiosi, soprattutto dopo la mezzanotte del 24 febbraio . A quell’ora l’effetto della magia di Fata Smemorina sarà svanito. E le sontuose carrozze saranno ridiventate quello che sono: povere zucche vuote.
autore / intelligo
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