Siamo tutti bulgari? Chi è sceso in piazza per difendere la cristianità

19 febbraio 2014 ore 10:54, Americo Mascarucci
Siamo tutti bulgari? Chi è sceso in piazza per difendere la cristianità
L’estremismo va sempre combattuto soprattutto quando è alimentato da sentimenti razzisti e xenofobi. Non si può però pensare di condannare insieme all’estremismo anche le ragioni che sono alla base di certe proteste, per quanto sbagliate esse siano nei toni e nei modi.
In Bulgaria i movimenti di estrema destra sono scesi in piazza e hanno dato vita a violenti scontri con la Polizia per difendere la cristianità della nazione. Anche la Bulgaria da tempo infatti, ha visto aumentare notevolmente il numero dei fedeli di fede musulmana, i quali non sembrano decisi ad accontentarsi di una libertà religiosa che nessuno gli sta negando. Negli ultimi tempi la guida suprema degli islamici bulgari ha intrapreso un’azione legale contro lo Stato con l’obiettivo di rientrare in possesso di tutte le vecchie moschee presenti nel Paese e utilizzate per scopi diversi da quelli religiosi e di culto. Moschee che furono realizzate all’epoca in cui la Bulgaria faceva parte dell’Impero Ottomano. Quando grazie all’aiuto della Russia zarista, nella seconda metà dell’Ottocento, la Bulgaria riconquistò l’indipendenza dai turchi, si sviluppò nel Paese un forte sentimento anti islamico e di riavvicinamento alla fede cristiana, che portò i vari sovrani bulgari a requisire gran parte delle moschee proibendo l’islamismo. Il resto lo fecero i sovietici quando la Bulgaria nel dopoguerra, insieme a tutto l’Est europeo, entrò nell’orbita del Patto di Varsavia. Perché dunque oggi, pur condannando le violenze di piazza, non si può essere d’accordo con la richiesta proveniente dal mondo islamico? Perché quelle moschee è giusto non restituirle ai fedeli di Maometto? Perché, nel caso della Bulgaria, far rivivere quelle moschee equivarrebbe a disconoscere le ragioni storiche che hanno portato al sacrificio di Hristo Botev e dei tanti patrioti bulgari che nella primavera del 1876 diedero vita alla celebre “Rivoluzione d’Aprile” per liberare il Paese dall’occupazione ottomana. Il sequestro di quelle moschee rappresentò proprio il simbolo del passaggio dall’oppressione alla libertà, visto che il popolo bulgaro si era battuto a costo della vita per cacciare, oltre ai turchi, anche una religione imposta con la violenza e la tirannia ad un mondo che si sentiva fondamentalmente cristiano. Non è accettabile oggi pensare di poter restituire quei luoghi agli islamici, quasi come se gli usurpatori non fossero stati gli ottomani ma quelli che hanno combattuto per la libertà. Una richiesta ancora più inaccettabile se si pensa ai tanti cristiani del Medio Oriente, della Nigeria o dei paesi asiatici che sono stati costretti ad abbandonare le loro chiese a causa delle violenze perpetrate dai fondamentalisti islamici. Chiese che sono state occupate e trasformate in moschee con il chiaro intento di sostituire la croce con la mezzaluna e dimostrare il trionfo dell’Islam sugli infedeli. La xenofobia ed il razzismo sono da condannare senza se e senza ma, ma va condannata anche una sempre più diffusa tolleranza religiosa a senso unico, pretesa in Europa e negata sistematicamente nei paesi islamici. In Bulgaria gli islamici sono lasciati liberi di professare la loro fede, ma è evidente come l’intenzione di riconquistare gli antichi spazi occupati ai tempi della dominazione ottomana, rivesta un valore fortemente simbolico destinato a non passare inosservato. Dove sta scritto che i cristiani debbano sempre e solo abbassare la testa in nome di un falso pluralismo religioso? E allora perché non essere solidali per una volta con chi ha il coraggio di difendere le radici cristiane di un’Europa, che ha perso da tempo la propria identità?
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