Sanremo il trionfo della bruttezza. Tra destra, sinistra e rivoluzionari di plastica la sintesi buonista è Fazio

19 febbraio 2014 ore 11:45, Marta Moriconi
Sanremo il trionfo della bruttezza. Tra destra, sinistra e rivoluzionari di plastica la sintesi buonista è Fazio
La destra, la sinistra, il rivoluzionario… l’establishment. Al Festival Di Sanremo ieri sera sono andati in onda tutti e quattro gli ingredienti. La politica (quella di plastica, quella che falsifica i valori e li distribuisce a modo suo)  è entrata di diritto nella gara.
Ma chi rappresentava la destra? Raffaella Carrà entrata con due brani dance del suo ultimo CD, Replay, ha ballato e cantato trasferendoci emotivamente negli anni ‘80. Ma il punto non è questo. Il punto è il suo appello ai marò, sgradito evidentemente da Fazio (si veda la sua espressione schifata) e glissato con una battuta dalla Littizzetto. "Voglio rivolgermi al governo indiano perché faccia giudicare i due Marò qui in Italia. Mi aggiungo a tutto il popolo italiano perché questa cosa ci sta straziando". La showgirl meglio della pasionaria Santanché, si è smarcata dal politicamente corretto e si è lanciato in un accorato messaggio che ha voluto raggiungere l’India sì, ma prima ancora il cuore degli italiani. A riequilibrare a sinistra il palco dell’Ariston, ci hanno pensato i due precari che hanno tentato il suicidio, minacciando di gettarsi dall’impalcatura delle luci. L’effetto disperazione dei due operai è in perfetta salsa “comunista”. E non pochi oggi insinuano che si tratti di una trovata mediatica, con Fabio Fazio, l’eroe buono, che ha riportato tutto alla normalità.  Peccato per quella sua frase però: “Ho letto la lettera, ora è tutto finito”. A parte che per i due, se reale il loro dramma, non è finito proprio niente. E poi glielo dica anche ai tanti imprenditori stretti nella morsa della burocrazia e dell’imponente tassazione italiana, dei quali le cronache raccontano numerosi suicidi. Ma passiamo al rivoluzionario. Grillo. L’ex comico in piazza è apparso il solito battagliero, anti-sistema, reazionario. Anonimo in platea. Come gli accade nel Palazzo, che oggi raggiungerà per le consultazioni con Renzi. Dal suo blog e tra i cittadini in strada riesce a scaldare i cuori e ad infiammare gli animi, nel rito politico perde le sue caratteristiche (e forse è per questo che non avrebbe voluto partecipare oggi al teatrino renziano) e non sprigiona l’anticonformismo che lo ha reso così “speciale”. Ma chi è il Palazzo, chi ha mediato tra destra, sinistra e rivoluzionari? Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. L’establishment che ha dato la parola a tutti, ma che ha l’ultima parola (quella che conta). L’ establishment che gestisce con smorfie, battute volgari, doppi sensi e indifferenza alcuni temi… ma con la massima concentrazione, attenzione e approfondimento altri argomenti. In questo la comica è stata davvero eccessiva, con un’eloquenza che meglio si addiceva ad un bordello. D’accordo con quest’analisi anche i social-network che hanno svelato, con battute irriverenti e stufe, quanto i tempi siano cambiati nell’apparenza, ma quanto il potere sia sempre il potere. Ipocrita, al comando, falsamente accomodante realmente autoritario.
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