Marò. Di Stefano (CasaPound): "Bonino gli dia subito passaporto diplomatico. La Carrà e la sinistra anti-italiana. Renzi privatizzerà"

19 febbraio 2014 ore 14:07, Marta Moriconi
Marò. Di Stefano (CasaPound): 'Bonino gli dia subito passaporto diplomatico. La Carrà e la sinistra anti-italiana. Renzi privatizzerà'
Simone Di Stefano,
vicepresidente di Casapound, intervistato da Intelligonews ritorna a parlare dei Marò, commentando prima l’appello della Carrà che ieri ha rappresentato sul palco i valori di destra e che “la dice lunga sulla sinistra sempre più anti-italiana”, poi la necessità di un incidente diplomatico che spiega, addirittura lanciandosi in avanti: “Se la Farnesina dicesse che i due soldati sono diplomatici italiani a quel punto l’India non potrebbe far altro che rimandarceli. Potrebbe essere fatto in qualsiasi momento, basterebbe che il ministro degli Esteri lo volesse”. Quanto a Renzi parla di un “curatore fallimentare di Bruxelles” che procederà, è questo il suo sospetto, ad alcune “privatizzazioni” straordinarie. Certo è che del marxismo, scherza, è rimasto solo “Barca che ha detto no a De Benedetti”. La destra (Marò), la sinistra (i precari), il rivoluzionario (Grillo) e l’establishment (Fazio-Littizzetto). A rappresentare la prima categoria Raffaella Carrà che ha fatto un appello per i due fucilieri. Che ne dice? «Mi ero ripromesso di non vedere il Festival e non l’ho visto. Da quanto leggo e mi dice, francamente, mi sembra uno spettacolo patetico, come se il Festival volesse accontentare tutti e dimostrare la pluralità di posizioni in Italia. Ma la faccia un po’ spaesata di Fazio sull’intervento della Carrà sui Marò lascia il tempo che trova e rappresenta bene una sinistra che non è in grado di rapportarsi con questa vicenda e che è diventata sempre più anti-italiana, ogni volta che c’è da colpire un interesse italiano la sinistra sogghigna come Fazio. Che i valori della destra siano rimasti in mano alla Carrà fa parte dello spettacolo, si sta facendo un gran parlare su questa vicenda e fa audience». Rispetto alla questione diplomatica, che più volte CasaPound ha sollevato e che ieri ha preso piede anche tramite la voce della Bonino, vi sentite forti di essere stati i primi a chiedere di gestire la vicenda imboccando questa strada? «Siamo stati tra i primi e il 7 gennaio siamo andati vicino all’Ambasciata indiana a dire delle parole ben precise. Noi quando promettiamo manteniamo. In caso di condanna abbiamo annunciato che la politica e il governo dovranno rispondere di un incidente diplomatico che volutamente creeremo nel caso di una qualsiasi condanna. Abbiamo parlato anche davanti al Questore di Roma e diversi uomini di Stato che ci ascoltavano. Io ho sottolineato anche il fatto che i nostri morti tornano dalle missioni internazionali avvolti nel Tricolore, ma che nessuno spende mai una parola a favore dell’Italia. Da quel giorno qualcuno ha fatto pressioni al governo perché ci si muovesse di più. Il problema è che il fatto di ritirare l’ambasciatore italiano andava fatto allora. Invece abbiamo dovuto subire l’India che addirittura ha minacciato di arrestare il nostro ambasciatore quando i nostri Marò erano in Italia. Adesso, per un minimo appoggio internazionale ricevuto, abbiamo avuto una timida reazione dell’Italia». Ma servirà l’appoggio internazionale? «L’appoggio internazionale arriva in una situazione politica, soprattutto europea, devastante. L’Ue sta perdendo pezzi e consenso ovunque e sta cercando di far vedere all’Italia che si muove». Ormai è tardi? «L’India farà quello che vuole fare. Condannerà comunque i nostri soldati, e magari con qualche stratagemma l’Italia sta pensando di farli rientrare in attesa del processo per non rimandarli là poi. Ma l’India li condannerà, non credo all’ergastolo, non alla pena di morte, magari a dieci anni di reclusione. Il tentativo è di trovare un cavillo per farli stare qui, e poi trovare una scusa per parlare di processo non valido una volta che arrivi la condanna». Ci faccia capire. C’è un modo per farli rientrare in Italia? «Certo, se si volesse veramente farli rientrare in Italia immediatamente basterebbe fornirli di due passaporti diplomatici, come abbiamo detto da tempo. Se la Farnesina dicesse che i due soldati sono diplomatici italiani, a quel punto l’India non potrebbe far altro che rimandarceli. Potrebbe essere fatto in qualsiasi momento, basterebbe che il ministro degli Esteri lo volesse». Il senso dello Stato dei Marò e delle loro famiglie stride con l’attualità politica, fatta di stratagemmi, tangenti, reati di peculato... Un bell’esempio italiano quello dei due fucilieri? «C’è un grande orgoglio e senso dello Stato nei Marò. Il teatrino politico invece sporca lo Stato. Loro si considerano uomini di Stato e mantenere questa dignità in questo contesto ha del miracoloso. Vedere casini che va In India a farsi fotografare con i soldati avrebbe fatto perdere la testa a chiunque. Invece riescono a mantenere il senso delle Istituzioni». CasaPound come guarda al governo Renzi? «Renzi è il curatore fallimentare di Bruxelles. Viene a fare il lavoro che proprio Bruxelles richiede: svendere il Paese per ripagare il debito dell’Italia. La domanda che nessuno fa Renzi è: i 50 miliardi da dare per il meccanismo del Fiscal Compact da dove li tirerà fuori? Ieri l’intervista su La7 a Friedman l’hanno mandata in onda fino al punto in cui il giornalista gli inizia a fare delle domande tecniche su questo, guarda caso. Adesso me l’andrò a rivedere su Il Corriere, ma è questo il punto. La mia paura è che erodendo le politiche sociali si vada poi a tentare di privatizzare Eni, Finmeccanica recuperando i soldi in questa maniera». Venerdì avete un incontro su cosa rimane del marxismo. C’è stata la polemica sulla partecipazione di Fusaro, filosofo marxista che alla fine ha declinato l’invito. Ma a parte le polemiche, cosa rimane del marxismo? «Non è la prima volta che l’estrema sinistra minaccia chi vuole partecipare ad una nostra conferenza. Se lo doveva aspettare. Secondo me non gli fa onore, anche perché quando lo si ascolta alla Gabbia a Fusaro non gli si può non dare ragione a volte. E’ un peccato, davvero. Del marxismo rimane poco e si realizza nell’estremo capitalismo ormai, un mondo dove nessuno è più proprietario di niente e ci sono solo pochissimi gruppi multinazionali che detengono il potere economico. Forse, di Marx rimane Barca che ha detto no a De Benedetti, in una battuta».
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