Capuozzo sui Marò: “Situazione tragica. La Bonino? E’ tardi. L'Italia non ha mai lavorato ad un'internazionalizzazione del caso”

19 febbraio 2014 ore 15:43, Marta Moriconi
Capuozzo sui Marò: “Situazione tragica. La Bonino? E’ tardi. L'Italia non ha mai lavorato ad un'internazionalizzazione del caso”
Il giornalista Toni Capuozzo
torna a parlare del caso Marò, e dalle sue parole a IntelligoNews si evince una certa preoccupazione. Per lui gli indiani “hanno due ragioni per spostare il più in là possibile il processo”. Poi attacca: “È tardi per quello che dice la Bonino adesso e arrivano tardi le parole di tutta la classe politica italiana. Al di là delle responsabilità dei singoli politici e delle singole istituzioni, siamo in una situazione tragica”. L’ennesimo rinvio per i Marò. L'ha stupita o fa tutto parte di una ritualità indiana che sta affrontando la questione con un approccio più politico che giuridico? «Non mi ha stupito assolutamente, era tutto ampiamente prevedibile. Gli indiani hanno due ragioni per spostare il più in là possibile il processo: la prima è che adesso bisogna affrontare una campagna elettorale nella quale il partito del Governo si vede rodere il suo consenso nei sondaggi a favore dell’opposizione, che è un'opposizione nazionalista. Al Governo quindi non resta che recuperare il terreno e cercare di sottrarre questo ruolo nazionalista facendo "il duro" con un altro Paese, che in questo caso è l'Italia. Un altro elemento di imbarazzo è che si rischierebbe di arrivare al processo con delle prove che fanno acqua da tutte le parti. E contrariamente a quanto avviene normalmente nei procedimenti in tutto il mondo, in cui è la difesa a tentare di tirare per le lunghe il processo, questa volta a rinviare è l'accusa». La Bonino ha affermato ieri che non è possibile andarli a prendere "manu militari" ma che “devono tornare a casa perché la situazione non è più accettabile”. Non è troppo tardi? «È tardi per quello che dice la Bonino adesso e arrivano tardi le parole di tutta la classe politica italiana. Al di là delle responsabilità dei singoli politici e delle singole istituzioni, siamo in una situazione tragica. Ma meglio tardi che mai». Gli appelli perché si intervenga a livello internazionale sono inutili ormai, perché l'India farà ciò che vuole? «L'India fa quello che vuole fare nella misura in cui l'Italia gli ha concesso di fare quello che voleva fare. La diplomazia è fatta di rapporti di forza. La verità è che l'Italia non ha mai lavorato ad una internazionalizzazione del caso. Due giorni fa è stata presentata una lettera di spiegazioni al Ministero degli Esteri indiano che è il primo timidissimo passo verso una presa di posizione internazionale. Uno Stato deve fare dei passi certificati, l'Italia non ha mai fatto nulla». Parliamo delle compagne dei due fucilieri che sono andate a Sanremo. E’ d'accordo con le loro parole, discrete e rispettose dei ruoli e dello Stato, seppure ferme? «Sicuramente. Rinunciando anche alle due poltrone offerte per la serata hanno dato la stessa prova di umiltà che danno i loro compagni. La cosa più importante è che a chi ha chiesto loro se ci fossero stati degli errori in questa vicenda, hanno risposto che non era quello il momento per parlarne. E’ avere il senso dello Stato che hanno i loro uomini».
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