Obama, visita storica a Cuba. Polpetta avvelenata a Hillary?

19 febbraio 2016 ore 9:07, Adriano Scianca
Prima lo scioglimento dei ghiacciai, poi il faccia a faccia. Per risalire all’ultimo bisogna andare a scartabellare nella storia degli Stati Uniti e risalire fino al 1928, quando l’allora presidente Calvin Coolidge mise piede a Cuba. A distanza di 88 anni a tornare nell’isola caraibica è Barack Obama, presidente a fine mandato, ma artefice del disgelo con L’Avana, anche se gli artefici veri del risultato storico sono stati due papi: Benedetto XVI prima e Francesco poi. La notizia di oggi è che la Casa Bianca sta pianificando il viaggio che potrebbe concretizzarsi entro la fine del prossimo mese. E’ quanto riporta l’agenzia Abc, secondo cui l'annuncio ufficiale dovrebbe avvenire nelle prossime ore. Ma non tutti vedono rose e fiori nella mission di Obama. Specialmente negli Stati Uniti e specialmente a campagna per le primarie in corso. E infatti le critiche piovono proprio da dentro. I repubblicani soffiano sul fuoco con Ted Cruz e Marco Rubio, candidati alla Casa Bianca entrambi di origini cubane. Per il senatore del Texas, sostenitore dei Tea Party e degli Evangelici, nonché esponente del fronte iper-conservatore, il viaggio a Cuba significa “un errore finchè Castro è al potere. Sono rattristato ma non sorpreso. La cosa era nell'aria da tempo”. 

Obama, visita storica a Cuba. Polpetta avvelenata a Hillary?
Rubio va oltre e dal suo quartier generale in Florida, parla di “visita assurda da parte di Obama” e aggiunge: “Se io fossi presidente non prenderei in considerazione un viaggio del genere, se non in circostanze molto particolari. Non andrei mai finché Cuba non è libera. E un anno e due mesi dopo le aperture all'isola Cuba il governo cubano resta repressivo come sempre. Una dittatura”. Critiche interne, che non sembrano però preoccupare più di tanto Obamache va dritto alla meta dopo la fase di disgelo avviata nel 2014 con il leader cubano Raul Castro. Il giorno clou, fu a Pretoria con la storica stretta di mano tra i due leader durante la cerimonia in memoria di Nelson Mandela. Giusto la scorsa estate, il secondo step è stata la riapertura delle reciproche ambasciate ed è di pochi giorni fa la notizia dell’intesa che riapre i voli commerciali tra Usa e Cuba: la prima volta in mezzo secolo. Il viaggio di Obama è il terzo step, quello definitivo che dovrebbe portare alla fine dell’embargo nei confronti dell’isola caraibica che dura da cinquanta anni. Ma siamo sicuri che proprio in questa fase, il fatto che Obama si vada a prendere il “premio” del lavoro impostato durante la sua presidenza, faccia davvero bene a chi, nel suo partito, sta correndo per la Casa Bianca? E’ l’interrogativo che ricorre non solo in America. E c’è chi si spinge oltre proponendo un altro quesito: volata elettorale o polpetta avvelenata per Hillary Clinton?
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