Ancora sangue in Turchia, attacco kamikaze contro militari: 7 morti

19 febbraio 2016 ore 8:40, Adriano Scianca
Ancora un sanguinoso attentato in Turchia. Dopo le 28 persone uccise ieri ad Ankara, l'obiettivo questa volta è stato un convoglio militare colpito da una mina a Diyarbakir, principale città curda nel sud-est del Paese, dove da mesi sono in corso scontri tra l'esercito e il Pkk. Secondo i media locali i morti sarebbero almeno sette. Da sabato l'artiglieria turca sta bombardando dal suo territorio postazioni delle milizie curde nel nord della Siria, a pochi chilometri dalla frontiera. Dopo le accuse del premier turco Ahmet Davutoglu, il leader dei curdi-siriani Salih Muslim ha negato ogni responsabilità del gruppo o del suo braccio armato Ypg nell'attacco che ieri ha ucciso 28 persone ad Ankara e nell'esplosione di oggi a Diyarbakir. "La realtà è che nessuna nostra unità è coinvolta e ha niente a che fare con le esplosioni", ha detto Muslim. Anche il Pkk si era dichiarato estraneo all'attacco, aggiungendo però che "potrebbe essere stata una rappresaglia per i massacri in Kurdistan".

Ancora sangue in Turchia, attacco kamikaze contro militari: 7 morti
Intanto è stato identificato l'attentatore suicida che ieri si è fatto esplodere con un'autobomba al passaggio di un convoglio militare nel centro di Ankara, uccidendo almeno 28 persone. Si tratterebbe di un cittadino siriano di nome Saleh Nejar. L'uomo, 24 anni, sarebbe stato identificato attraverso le impronte digitali e secondo i media locali, che citano fonti vicine all'indagine, era entrato in Turchia a luglio come rifugiato dalla Siria. Indiscrezioni confermate poi dal premier turco Ahmet Davutoglu. "L'attacco è stato compiuto dal Pkk insieme con una persona entrata in Turchia dalla Siria", ha sostenuto Davutoglu, aggiungendo che "le indagini proseguono e probabilmente ci saranno altri arresti". Tra le 28 vittime anche una giornalista turca, colpita mentre stava tornando a casa dal lavoro, la 33enne Gulsen Yildiz morta dopo essere stata trasportata all'ospedale Guven della capitale turca. La donna lavorava da circa quattro anni per il canale tv del ministero dell'Agricoltura. A gennaio, dopo due attentati in Turchia, era arrivato anche l'appello di Papa Francesco che lo scorso 30 novembre aveva pregato all'interno della moschea blu di Istanbul "Vi invito a pregare per le vittime dell'attentato avvenuto ieri a Istanbul. Che il Signore dia pace eterna ai defunti conforto ai familiari, fermezza solidale all'intera società, e converta i cuori dei violenti".





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