Daria Bignardi alla guida di Raitre fa già l'anti-renziana? "Manco per sogno"

19 febbraio 2016 ore 10:16, Americo Mascarucci
Daria Bignardi alla guida di Raitre fa già l'anti-renziana? 'Manco per sogno'
Non chiamatela renziana.
Daria Bignardi, il nuovo direttore di Raitre proposta al Consiglio d’Amministrazione dal direttore generale Antonio Campo dall'Orto e votata a maggioranza, con il voto contrario dei soli consiglieri di area centrodestra, Arturo Diaconale e Giancarlo Mazzuca, non ci sta ad essere etichettata come vicina al Presidente del Consiglio. Un’accusa che in verità riguarda tutti i nuovi direttori di rete proposti dal direttore generale e nominati dal Cda e precisamente: Andrea Fabiano  direttore di Raiuno, Ilaria Dallatana direttore di Raidue, la stessa Bisgnardi, Angelo Teodoli direttore di Rai4 e Gabriele Romagnoli di Raisport. 
Raitre notoriamente è considerata una rete di sinistra, o meglio di opposizione, soprattutto quando a governare c’è stato il centrodestra berlusconiano, ma oggi la nomina della Bignardi è stata interpretata da molti come il segnale di una "normalizzazione" renziana. La diretta interessata però non ci sta e ribatte. "L’ultima volta, nell'ultima intervista insieme a Renzi non l’ho trattato benissimo, vedetevi quell'intervista e ditemi se mi si può dare della renziana. Sono veramente delle sciocchezze. Giudicateci alla fine del mandato di tre anni".
Tre anni durante i quali la Bignardi dovrà governare una rete nell’occhio del ciclone soprattutto per quel Ballarò di Giannini che va in onda il martedì sera in prima serata che non è propriamente gradito al Premier. Ma c’è anche un’altra accusa che pesa sulla Bignardi lanciata soprattutto dai giornali vicini al centrodestra, ossia quella di essere stata premiata nonostante gli insuccessi dei suoi programmi, primo fra tutti “le Invasioni Barbariche” di La7
Per Daria Bignardi si tratterebbe di "una leggenda metropolitana. Guardate – dice - le medie di rete, le Invasioni Barbariche hanno fatto il 4% da sempre".
Adesso comunque la sfida più grande per lei sarà quella di guidare Raitre e soprattutto restituirle quella conformazione di rete a "carattere culturale" che l'ha sempre contraddistinta. "I punti di forza di Rai3 – spiega – sono informazione, inchiesta e cultura, che non vuol dire programmi di libri. Rinnoveremo l’immagine della rete con professionisti. Non aspettatevi però che cambierà tutto immediatamente. Ci vorranno mesi. Dobbiamo ripensare l’immagine che noi diamo e portare la rete nella contemporaneità. Ci sono programmi magari magnifici che hanno un vestito che andrebbe attualizzato".
Insomma per la giornalista partita da Mediaset con il programma per ragazzi Tempi Moderni diventata famosa conducendo le prime due edizioni del Grande Fratello e poi diventata una conduttrice di punta de La7 con le sue interviste spesso "irritanti", una sfida ambiziosa quanto difficile. Ma come si dice in certi casi "se vuoi che una cosa venga detta, dilla ad un uomo ma se vuoi che venga fatta dillo a una donna". 
Ma per favore non chiamatela renziana.

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