Nascite famiglia e divorzi, il sociologo Bovalino: "Come cambia l'Italia dei diritti contro i doveri"

19 febbraio 2016 ore 13:31, Andrea De Angelis
Noi italiani siamo di meno, sempre più vecchi, con meno bambini e con una speranza di vita che si sta riducendo. Secondo i dati Istat sulle stime degli indicatori demografici 2015, diffuse stamani, l’anno appena concluso ha registrato il nuovo minimo storico delle nascite: sono state soltanto 488mila (otto ogni mille residenti), 15mila in meno rispetto al 2014 e nuovo record negativo dall’Unità d’Italia. Il saldo naturale (la differenza tra nascite e decessi) scende ulteriormente a -165mila. IntelligoNews ne ha parlato con il sociologo Guerino Nuccio Bovalino...

Nascite famiglia e divorzi, il sociologo Bovalino: 'Come cambia l'Italia dei diritti contro i doveri'
Questi dati a dir poco preoccupanti come vanno letti in rapporto alla situazione socio-economica che stiamo vivendo?
"In passato i giovani raggiungevano i propri obiettivi lavorativi in tempi sicuramente più brevi. Oggi c'è stata la grandissima strategia da parte delle Accademie e delle Università, coadiuvate dallo Stato, di creare delle zone che potremmo definire di parcheggio per i giovani che negli ultimi decenni hanno avuto la possibilità di andare a studiare". 

Un tempo studiavano meno persone. 
"Potremmo definire, volgendo lo sguardo al passato, quella di non studiare tutti come una scelta culturale . Poi è subentrata la mitologia del laureato e le Università hanno creato un sistema di specializzazioni che ha portato l'età di entrata nel mondo lavorativo molto più avanti. Il tentativo di sfuggire alla crisi specializzandosi è oggi risultato fallimentare e siamo quasi al paradosso: la possibilità di fare una famiglia è più alla portata di quei giovani che hanno scelto le professioni un tempo svilite, mentre chi ha puntato sulla specializzazione pensando che fosse il trampolino di lancio per superare gli altri oggi si trova spesso dietro. Da surplus è diventata peso". 

Cosa fa il Governo?
"Mostra più attenzione verso i giovanissimi con progetti come 'Garanzia Giovani' o verso gli anziani, ma quel mondo che dovrebbe essere il motore non solo intellettuale, ma anche demografico del Paese, cioè quello dei trentenni, è messo spesso da parte dalle politiche economiche. Un mondo costituito in prevalenza da giovani laureati in eterna specializzazione". 

Venendo ai divorzi gli ultimi dati Istat mostrano come non siano aumentati negli ultimi anni, ma dal 1995 ad oggi la crescita è intorno al 70%. In Campania, ad esempio, finiva il 7% dei matrimoni e oggi si è arrivati al 26%. Legge in questi dati anche la mancanza di politiche per la famiglia in Italia?
"Assolutamente sì. La politica che oggi definiremmo dei diritti ha soppiantato completamente quella dei doveri e questo si riflette anche sulla famiglia. Il disagio economico è una delle spie che può portare alla fine delle famiglie, ma c'è anche una questione culturale legata appunto alla volontà di immergersi in una situazione che non sia di sacrificio. Diciamolo in maniera poetica: questa è la società non solo del diritto contro il dovere, ma anche dell'utopia di poter essere eternamente felici contro lo spirito di sacrificio dello stare in una famiglia con tutti i suoi problemi".

Anche i figli in quest'ottica sono sempre più visti come un diritto? Non ci si sente parte di una società, ma si ha piuttosto il capriccio di possedere l'affetto di una creatura?
"Esattamente, questo è il punto. C'è una sorta di volontà utopica di essere eternamente immersi nell'istante. L'ideologia dell'istante eterno, ossia del pensiero illusorio di poter essere sempre giovani e immersi nella vita che scorre, non riuscendo a stabilizzarsi in un'identità e in un luogo. È una società di erranti virtuali". 

Social compresi. 
"I social sono uno di quei luoghi in cui non solo è possibile spacciarsi per chi non si è, ma soprattutto luoghi in cui il ruolo che si ha nella società, lo status, l'età, il sesso non hanno importanza. Sul web si può essere semplicemente dei cercatori di qualcosa senza dover dare conto di quello che nella vita quotidiana si è costretti ad essere. Si vive una realtà parallela che alla fine purtroppo finisce per invadere il vissuto quotidiano, ad influenzarlo portando a una condizione precaria esistenziale. L'erranza digitale cioè si riflette anche sulla vita reale perché virtuale e reale non sono assolutamente scissi". 

Come reagire?
"Tornando alla precarietà a me ha fatto riflettere quando in Grecia, durante il periodo massimo di crisi, molti giovani tra cui tanti laureati hanno pensato di tornare alle terre. Ritrovare cioè una comunità in cui riconoscersi faccia a faccia, fatta di individui e non di personaggi. Siamo diventati una società fatta da personaggi, non più da individui con delle umane richieste e urgenze. Il vero conformismo ormai è non accettare nulla di quello che si ha perché si pensa di poter avere sempre di più".

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