Miles Davis rivive grazie a Don Cheadle: gli abusi delle performance jazz in un film

19 febbraio 2016 ore 16:11, Americo Mascarucci
Miles Davis rivive grazie a Don Cheadle: gli abusi delle performance jazz in un film
"Miles Ahead", il film sul trombettista Miles Davis morto nel 1991 a 65 anni presentato lo scorso anno al New York Film Festival e successivamente al Sundance, è approdato alla 66esima edizione della Berlinale nella sezione parallela Special Gala.
Lo ha scritto, diretto e interpretato Don Cheadle, l'attore afroamericano che è riuscito ad ottenere i finanziamenti necessari con il ricorso al crowdfunding. 
Il film si incentra su due giorni in particolare della vita dell'artista, quando Davis alla fine degli anni Settanta va alla ricerca di una registrazione inedita finita nelle mani di un produttore senza scrupoli insieme a un giornalista del Rolling Stone interpretata da Ewan McGregor. Quei due sono per l’artista un modo per ricordare il passato, per riflettere sui suoi tanti errori e su una vita trascorsa fra droga, eccessi, relazioni sbagliate ecc. 
Il film si sofferma fugacemente su abusi e grandezze delle sue performance e composizioni. 
Il titolo è lo stesso del celebre album che Davis registrò (e si rivede in una scena) con l’orchestra di Gil Evans. 
Intervista da Repubblica, il regista, produttore ed attore Don Cheadle rivela: "È stato suo nipote ad annunciare in un'intervista che lo avrei interpretato in un film. Non lo sapevo nemmeno io. È stato un desiderio della sua famiglia. Non volevano un biopic standard: se racconti un'icona del Novecento, devi farlo in modo creativo. Attraverso la sua musica, il suo fuoco, il suo stile un po' da gangster. Volevo fare il film in cui Davis avrebbe voluto recitare. Durante questi dieci anni di lotte a volte ho sperato che il progetto fallisse, mi sarei sentito sollevato. Ora ne sono orgoglioso". 

Tuttavia il regista rivela sempre a Repubblica che il film si è potuto realizzare grazie alla presenza nel cast di un'attrice bianca. Se non ci fosse stata Ewan McGregor probabilmente il progetto sarebbe rimasto nel cassetto: 
"Per avere i finanziamenti era necessario avere un attore bianco - spiega - È questa la realtà del business, inutile girarci intorno. Il film era visto come qualcosa di nicchia, troppo jazz, una storia destinata a una fetta di pubblico ristretta, difficile da vendere oltreoceano.
La mitologia che ci viene raccontata spesso, non dimostrata, è che i film con soli attori neri non vendono all'estero: ci vuole una faccia bianca sul poster. Detto questo Ewan è un grande attore e ha fatto un grande lavoro. Il suo personaggio è un miscuglio dei veri giornalisti che cercavano di entrare nella vita di Miles Davis per intervistarlo. Li accoglieva, li trasformava in valletti, condivideva momenti quotidiani. Poi lentamente dava loro una storia da raccontare".
L'attore poi ha spiegato alla stampa internazionale che l'idea era quella di fare "un film che sembrava Miles Davis e non un film su Miles Davis. Miles diceva: se volete conoscermi, ascoltate la mia musica". L’attore ha cercato di immedesimarsi completamente in uno dei più grandi compositori e trombettisti di musica jazz del XX secolo utilizzando la stessa improvvisazione e la stessa libertà del musicista.
E a quanto pare c'è riuscito perfettamente.
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