Roma, "la maionese impazzita" con Bertolaso un deja vu: la maledizione della Cdl

19 febbraio 2016 ore 21:28, Micaela Del Monte
Nella partita per Roma c’è più della corsa al Campidoglio. Ci sono quelle prove tecniche di ri-centrodestra che prima si compongono, poi si scompongono attorno al nome del candidato sindaco: Guido Bertolaso. Il punto è capire se al di là del nome che dovrà vedersela con chi uscirà dalle primarie Pd (il 6 marzo) e il candidato grillino, la coalizione è pronta per rinascere oppure è agonizzante, o ancora non si è mai ripresa, o – infine – non riesce proprio a essere coalizione. Perché l’unità di intenti propagandata un tanto al chilo, quel tormentone “uniti si vince” non regge di fronte alle scintille andate in onda ieri nella giornata che, sarcasticamente Gianfranco Fini ha definito “maionese impazzita”. Una giornata che una donna di destra, ex direttore de Il Secolo d’Italia ed ex parlamentare pidiellina come Flavia Perina sull’Inkiesta sintetizza così: “La Meloni fa la ruota col candidato sindaco Bertolaso. Salvini obietta che l’ultima parola non è detta. Lei prende fuoco e diserta la cena-vertice col Cavaliere. Lui se ne frega. Il Cavaliere disdice. E all’improvviso i ruoli sono rovesciati, perché è il leader leghista che si erge a tutore della romanità di destra offesa – “Su Bertolaso devono parlare i romani” - e la presidentessa di Fratelli d’Italia a recitare il ruolo che per tanti anni fu di Bossi: custode e armigero delle decisioni del Cavaliere”. 

Roma, 'la maionese impazzita' con Bertolaso un deja vu: la maledizione della Cdl
Scenario che ripropone il tema di sempre: come si sta insieme e come si fa a stare insieme quando le distanze non si accorciano? E’ il vecchio problema del centrodestra e a dirla tutta, si tratta di un deja vu: già successo prima con la Casa delle Libertà, poi con il Pdl. Il punto è: solo “personalismi” tra leader per non deludere la propria fetta di elettorato, oppure c’è di più e la questione non è tanto la forma quanto la sostanza? Identitari (Lega e FdI) e liberali (Fi) possono stare insieme su un programma, su una carta comune di intenti e cose da fare che dovrebbe trasformarsi in un efficace programma di governo? Agli elettori l’ardua sentenza ma certo qualche sospetto, di natura pessimistica, sorge. Quantomeno a ripercorrere il fuoco di fila sulla candidatura di Bertolaso. Silvio Berlusconi non lo molla, anzi lo “raddoppia” quando in un’intervista a Il Tempo dice di avere “l’assoluta convinzione che Guido Bertolaso sia davvero il miglior candidato possibile per risolvere i problemi di Roma. I romani non sono stupidi. Sapranno guardare al di là delle appartenenze politiche e sceglieranno Bertolaso perché è la scelta giusta per il bene di Roma e dei romani”. Non attacca, con  il leader di Fi, il refrain delle inchieste giudiziarie come ostacolo alla corsa (anch’essa a ostacoli) verso il Campidoglio: “Le inchieste giudiziarie su Bertolaso non hanno alcun fondamento, l'ho appurato personalmente studiando i dossier che lo riguardano. Non saranno un ostacolo quindi né per lui e nemmeno per me, che lo sosterrò nella campagna elettorale. Non abbiamo scelto un uomo di partito ma un campione del fare. Da capo della Protezione Civile, Bertolaso ha dato prova di grandi capacità manageriali, sapendo gestire eventi e avvenimenti epocali fra i quali il dopo-terremoto in Abruzzo, lo spostamento del G8 all'Aquila, l'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania. E tutti sappiamo quale sia ora la situazione dei rifiuti a Roma”. 

Peccato che quella candidatura non convinca Matteo Salvini, il quale non vuole di certo litigare con Berlusconi e la Meloni ma sottolinea un passaggio che la dice lunga sullo stato dell’arte nel centrodestra: per individuare il candidato sindaco della coalizione “ascolteremo i romani, con i gazebo, nelle piazze. Mi fido di Berlusconi e della Meloni ma preferisco ascoltare tutti, preferisco aspettare una settimana-dieci giorni e se i romani hanno una idea efficace e pulita io gli vado dietro. Roma merita una settimana di riflessione”. Uno stop bello e buono alla candidatura dell’ex capo della Protezione Civile, e motivo – secondo gli spifferi di Intelligonews – di frizione con la leader di Fratelli d’Italia. Toccherà ancora a Berlusconi rimettere le cose a posto? Se in scena per ora è andato un deja vu, non è detto che il copione sia lo stesso dei tempi passati del Pdl o di quelli ormai remoti della Casa delle Libertà. Tutto all’ombra del Campidoglio. 
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