Draghi alla prova del Qe: vi sveliamo il piano A, B o C. E gli effetti...

19 gennaio 2015, intelligo
Draghi alla prova del Qe: vi sveliamo il piano A, B o C. E gli effetti...
di Gianfranco Librandi
Proviamo a spiegare semplicemente le differenze fra il Quantitative Easing convenzionalmente noto e il (presumibile) QE operativo in Europa, soprattutto spieghiamo a chi non ha sufficienti conoscenze per comprendere il rischio di discriminazione dell’Italia presumibilmente derivante da questo provvedimento. La BCE dunque starebbe preparando il Quantitative Easing, e adesso Mario Draghi deve dimostrare tutta la sua destrezza perché il QE europeo non ha nulla a che vedere con quello messo in opera da americani giapponesi e inglesi. Le difficoltà principali sono principalmente due, la prima rappresentata dal fatto che il provvedimento deve essere perfetto al primo colpo. E’ l’ultima spiaggia, il QE per l’Europa, oltretutto è drammaticamente tardi perché nella migliore delle ipotesi (qualora volessimo sorvolare sugli aspetti devastanti e perniciosi della crisi che ormai sta intaccando anche l’economia dei paesi dell’eurozona più virtuosi) comunque entra in azione sei anni dopo il QE Americano e tre anni dopo quello inglese. E’ come partecipare a una gara dove il traguardo è unico e i concorrenti sono partiti in abbondante vantaggio. Anticipiamo che il QE di Draghi comunque sia strutturato, dovrebbe funzionare nelle immediate conseguenze che sono quelle più superficiali di creare la svalutazione dell’Euro. Facendo calcoli matematici piuttosto semplici per chi si occupa professionalmente di Economia, nel giro di un paio di mesi dovrebbe crearsi la famosa parità col Dollaro Usa, e l’effetto primario è quello di aumentare del 10% le esportazioni dei paesi che hanno ancora la forza di tenere i ritmi del Mercato. Tuttavia il problema maggiore restano i consumi interni e il comportamento dei vari governi, non ultimo l’allentamento del credit crunch (allargamento delle maglie che limitano il credito delle banche alle aziende). In buona sostanza, la BCE immette sul mercato liquidità, ma poi è dovizia dei singoli Stati come impiegare questa liquidità. La seconda difficoltà per Mario Draghi è rappresentata dalla scelta della tipologia di Quantitative Easing da adottare. Spieghiamo meglio. La difficoltà generale non è mai quella di mettere in campo l’allentamento monetario seguendo una o l’altra metodologia, la difficoltà per Mario Draghi è di decidere e individuare al primo colpo il tipo di QE da mettere in campo. Mentre gli altri presidenti di banche centrali hanno operato la politica monetaria dovendosi occupare di “uno Stato”, Mario Draghi deve applicare il QE occupandosi di 28 Stati diversi. Questo è il motivo che fino ad ora ha frenato il provvedimento e questa è la difficoltà “ignota proceduralmente” che investe il QE europeo di una tipicità del tutto ignota nella storia della Scienza Economica. Stiamo per assistere a un evento (questo sì) storico. Le strade che Draghi deve decidere di intraprendere senza fallire il colpo sono quattro, e sono scelte che determinano la metodologia di distribuzione del denaro. Ipotizziamole e analizziamole: a)   Distribuzione della liquidità per quote di partecipazione. In pratica la BCE acquista titoli di Stato dei singoli Paesi membri in base alla percentuale di contribuzione delle varie banche al capitale della BCE stessa. E’ un percorso pieno d’insidie perché secondo questa metodologia la BCE dovrebbe acquistare anche titoli della Banca centrale Inglese o Bulgara che sono Paesi fuori dall’Euro. b)  Distribuzione della liquidità per titoli già emessi. In questo caso la BCE tiene conto di distribuire la liquidità sulla base della quantità di titoli già emessi. Poiché il debito italiano è quello più grande di tutti, l’Italia gioverebbe enormemente di questo QE, e non crediamo con buona pace degli altri paesi dell’eurozona. c)   Distribuzione di liquidità per rating. Questo è il metodo che la banca centrale tedesca cercherà di fare adottare a tutti i costi, ovviamente è la metodologia più svantaggiosa per l’Italia che ha il suo debito bersaglio di continui declassamenti da parte delle agenzie di rating. Secondo questo criterio l’Italia potrebbe beneficiarne in minima parte, più probabilmente non ne avrebbe alcun beneficio. d)  Distribuzione della liquidità per disciplina di bilancio. Secondo questa metodologia sarebbero premiati i Paesi che rispettano tutte le regole di bilancio. L’Italia ha impiegato sei mesi solamente per sforare la prima regola che è quella di non sforare il 3%, figuriamoci quanti benefici potremmo sperare da questo tipo di QE. In conclusione, considerando tutte le variabili, dovremmo ipotizzare la scelta della terza e quarta possibilità, e quindi la liquidità andrebbe a chi meno ne avrebbe bisogno amplificando la potenzialità delle loro economie a svantaggio di chi non riesce a tenere il passo. Qualora invece Mario Draghi volesse applicare la regola di sostenere le economie meno virtuose (valutandone le cause ovviamente) allora ci troveremmo di fronte a un QE equo e specchio di una vera Unione Europea, tuttavia lento nei confronti di chi ha già provveduto al QE (oltre le considerazioni finali sui reali risultati). Siamo all’esame finale, ora si stabilisce se l’UE è realmente un’area economica volenterosa di unirsi concretamente e indissolubilmente oppure è un’aerea di “guerra”, dove la Germania vuole fagocitare l’economia del vecchio continente a suo esclusivo vantaggio.
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