Grandi s-manovre a sinistra di Renzi. Ecco il puzzle all’ombra del Colle

19 gennaio 2015 ore 11:55, intelligo
coffeSe Landini tira in ballo il Cofferati post-Pd, l’ex leader della Cgil non intende ballare (per ora): ringrazia ma non ci sta. Al netto dell’ortodossia rituale, la notizia la dà Civati: in primavera lo strappo. Vero, possibile o probabile? SUL CRINALE DEL COLLE. L’elezione del presidente della Repubblica è lo spartiacque di quello che sarà tra due settimane, quando in Aula ogni deputato a senatore nel segreto dell’urna sceglierà un nome, il quadro politico dei prossimi mesi. Non solo al Quirinale, ma soprattutto in Parlamento. La saldatura tra malpancisti dem e forzisti potrebbe giocare un tiro mancino a Renzi che su questa partita si gioca molto. Il premier può contare su oltre quaranta voti di “vantaggio”, ma si sa, i franchi tiratori più o meno organizzati potrebbero ribaltare gli equilibri. Italicum e riforma del Senato le questioni che Renzi col-lega al Colle ma che la minoranza dem e pure i forzisti recalcitranti vogliono invece scol-legare. Si aggiunge il ‘caso’ Cofferati che rimanda a quello delle primarie in Liguria che a sua volta rimanda al ‘metodo’ che sembra entrato in crisi. Le parole di Pippo Civati da questo punto di vista sono emblematiche e, guarda caso, richiamano quelle di Fassina: “Fassina non ha torto: il caso Cofferati dal punto di vista della tensione non aiuta di certo. Ciò detto, non farò ricatti a Renzi, anche perché noi rappresentiamo una piccola porzione di voti”. Nell’intervista a Qn spiega che se tra qualche mese ci fossero le elezioni, difficilmente potrebbe ricandidarsi con il Pd e annuncia lo strappo per la prossima primavera. Certo, l’uscita di Cofferati dal Pd non è una mossa indolore, tanto che Civati vaticina: “Magari il prossimo che se andrà sarà Civati che fa rima con Cofferati. Non ho chiesto ai miei di uscire dal partito, ma come me c'è chi non regge più. Il deputato genovese Luigi Pastorino, ad esempio”. Liguria dunque come nuovo casus belli tra le fila dem. Ma Civati sembra già guardare oltre, alla sinistra modello Tzipras che si farà e “sarà grande. Ma non dite che ho manie di protagonismo, che voglio fondare un partito...”. Se ci sarà lo strappo, avrà un peso limitato, perché sono una decina i parlamentari Pd pronti a uscire dal partito. E se Fassina ha già detto che non uscirà dal Nazareno, il parlamentare ritiene che “lui, Cuperlo, Boccia, Bindi, Bersani di fronte a un governo che procede un giorno con un salva bilancio e un altro con un salva Berlusconi alla fine si stancheranno”. Un fatto è certo, la resa dei conti (ennesima) scatterà il 29 gennaio in Parlamento: prima votazione sull’inquilino del Colle. LuBi  
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