Perché i grattacieli sono pericolosi per il cuore? Questione di "tempo"

19 gennaio 2016 ore 9:09, Andrea De Angelis
Il fascino del grattacielo resta, ma dopo questa scoperta forse qualcuno ci penserà su due volte prima di trasferirsi nei famosi edifici che sembrano, appunto, toccare le nuvole. Specie se il cuore di questi soggetti presenta già dei problemi. 

Non c'entrano le vertigini, neanche la pressione. Non stiamo affrontando un viaggio nelle altitudini boliviane, tanto per intenderci. Il motivo è molto più pratico e, se vogliamo, drammatico. Uno studio scientifico condotto in Canada, più precisamente nella città di Toronto e nella regione del Peel, ha infatti dimostrato che i tempi di soccorso si allungano, complici le tante rampe di scale che separano l'ambulanza dal paziente, e il risultato è che i tassi di sopravvivenza diminuiscono quanto più in alto è il piano in cui si vive. I dati sono impietosi: sopra il 25esimo piano nessun sopravvissuto fra gli 8.126 casi esaminati, adulti che hanno subito un arresto cardiaco extraospedaliero con primo intervento dopo chiamata al numero di emergenza fra gennaio 2007 e dicembre 2012. 
Perché i grattacieli sono pericolosi per il cuore? Questione di 'tempo'
"Il nodo dell'accesso all'edificio, il ritardo causato dagli ascensori", spesso intasati, "e dalle distanze più ampie fra il mezzo di emergenza e il luogo dell'intervento, sono tutti fattori che possono contribuire a un allungamento dei tempi necessari per raggiungere il paziente e cominciare le manovre salvavita", spiega Ian Drennan, autore principale dello studio pubblicato sul 'Canadian Medical Association Journal'. Anche le barriere architettoniche, dunque, hanno il loro peso specifico.
Quando un cuore si ferma, "possono fare la differenza fra la vita e la morte anche l'avvio immediato di manovre rianimatorie da parte di presenti e l'uso di un defibrillatore automatico esterno eventualmente disponibile nelle vicinanze", spiega Drennan precisando che solo il 30% delle vittime di arresto cardiaco riceve questo primo e tempestivo intervento. Con un ritmo cardiaco in rapido deterioramento, in mancanza di persone in grado di intervenire, gli arresti cardiaci che avvengono ai piani superiori possono avere a maggior ragione una minore probabilità di sopravvivenza. 

Tanto che lo studio lancia anche una serie di raccomandazioni: dalla necessità di migliorare l'accesso ai defibrillatori, installandoli anche ai piani superiori o negli ascensori, all'ipotesi di dare ai paramedici delle chiavi universali (simili a quelle in dotazione dei vigili del fuoco) per l'accesso esclusivo a determinati ascensori. Insomma, nel complesso lo studio ha il merito di aver presentato dati oggettivi. Alle autorità locali il compito di prendere i dovuti provvedimenti, nella speranza che una volta fatto ciò i numeri migliorino e le politiche si sviluppino a livello globale.
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