Mps, caduta libera in Borsa per le indagini della Bce su 5 banche

19 gennaio 2016 ore 10:49, Luca Lippi
Rimbalzano i bancari ma poi una brusca virata costringe al blocco. In questo momento sono congelate dagli scambi Montepaschi (teorico -4,57% a 0,73 euro), Banco Popolare (-5,19% a 9,86 euro), Bper (-4,07% a 5,415 euro) e Popolare di Milano (-4,40% a 0,78 euro). E’ necessario fare chiarezza e anche doveroso non spaventare i risparmiatori. Le banche (tutte e non solo quelle italiane) hanno una serie di criticità da risolvere, fino ad ora si è nascosta la polvere sotto il tappeto, tuttavia il problema deve essere risolto e a tale proposito la Bce sta preparando nuovi stress test per 5/6 banche italiane e questo ha procurato qualche nervosismo. Quello che sta accadendo in questi giorni sui mercati finanziari è la sollecitazione degli operatori a chiedere una soluzione ai governi che rappresentano il loro sistema finanziario deteriorato, e parlano attraverso la loro cassa di risonanza che è la Borsa. L’errore è stato procedurale, il Bail-in doveva essere introdotto ma solamente dopo che tutti i paesi dell’Ue avessero messo in campo la soluzione che nel caso specifico sarebbe dovuta essere l’istituzione delle Bad Bank. Ora il danno è fatto, ma il danno maggiore è quello che i risparmiatori (gente che ha riposto la massima fiducia in un sistema di tutela del risparmio che oggi non c’è più) stanno spaventandosi e tolgono soldi dalle banche per metterli sotto il materasso, oppure affidarli allo stato direttamente comprando titoli per i quali la remissione (minima) è certa, in questo modo spostando l’attenzione degli speculatori che rincorrono questo risparmio perché ne sono voraci. Un passo indietro per far comprendere la situazione e cercando di sedare l’insonnia di centinaia di migliaia di risparmiatori terrorizzati da un’informazione piuttosto superficiale da parte di qualche spregiudicato e poco istruito commentatore.

Mps, caduta libera in Borsa per le indagini della Bce su 5 banche
Le banche italiane sono semplicemente sotto attacco, è il solito sistema della Ue che sta gridando contro la faccia degli italiani! Matteo Renzi e la Commissione europea sono entrati in contrasto, e ora il Matteo nazionale sta subendo in minima parte quello che ha dovuto subire il governo Berlusconi; non ci interessa in questo contesto se a torto o a ragione, sta di fatto che l’evoluzione dei tempi è sotto gli occhi di tutti, mentre nella prima repubblica si tiravano le monetine in strada, ora in Europa si tirano i biglietti di vendita nei saloni delle Borse valori. Piazza Affari è stata colpita da pesanti vendite che hanno coinvolto soprattutto il settore bancario. La flessione del Ftse Mib (-2,65%) è conseguenza dell’onda lunga dei movimenti al ribasso degli hedge fund partiti con l’inizio dell’anno ma, considerando i pacchetti di titoli serviti, anche dell’intensa attività dei day trader che da metà mattina hanno preso decise posizioni short sul comparto bancario. Più tranquillo il versante obbligazionario con lo spread Btp-Bund che si è attestato a 109 punti base, con il rendimento del decennale italiano all’1,6%.
Come sempre accade durante le turbolenze sono stati i titoli più deboli a subire le conseguenze più forti. Così ieri Mps è finita sotto il tiro della speculazione a Piazza Affari: le azioni dell’istituto senese hanno subito diverse sospensioni al ribasso fino a segnare un teorico -15,14% e chiudere in calo del 14,76% (è passato di mano oltre il 4% del capitale). A questi valori la capitalizzazione di borsa è precipitata a 2,2 miliardi circa,800 milioni in meno del valore dell’aumento di capitale da 3 miliardi effettuato solamente lo scorso giugno. Ovviamente la Consob ha preso provvedimenti e fino a tutta la giornata di oggi (giornata boristica) la decisione ovvia è stata quella di bloccare le vendite allo scoperto sui titoli di Mps . Il divieto, si legge in una nota dell’authority, è stato adottato in applicazione dell’articolo 23 del Regolamento comunitario in materia di Short Selling, tenuto conto della variazione di prezzo superiore al 10% registrata dal titolo dell’istituto di credito senese nella giornata odierna. Il divieto riguarda le vendite allo scoperto assistite dalla disponibilità dei titoli, estendendo e rafforzando la portata del divieto di vendite allo scoperto nude, già in vigore per tutti i titoli azionari dal primo novembre 2012. In generale tutte le banche sono sotto pressione a Piazza Affari, con il mercato che teme per la mole di sofferenze e crediti deteriorati del nostro sistema bancario, sempre più sotto la lente della Bce: Carige -7,29%, Bper -8,73%, Ubi -7,28%, Banco Popolare -6,73%, Bpm -5,55%, Intesa Sanpaolo -5%, Mediobanca -4,79% e Unicredit -5,37%.
È, dunque, piuttosto irresponsabile allarmare i risparmiatori provocando una situazione di stalli che è solamente peggiorativa perché sclerotizzando il risparmio si rischia di danneggiare irrimediabilmente la macchina economica e finanziaria di un intero Paese che conta sul risparmio del suo popolo. Il risparmio si raccoglie sotto diverse forme e uscire da quello squisitamente bancario non significa necessariamente mettersi in salvo, mettersi in salvo perché tolto il titolo rappresentativo del debito pubblico tutto il resto è in mano alle banche in ogni caso, se nessun risparmiatore dovesse sottoscrivere obbligazioni bancarie queste verrebbero collocate all’interno dei Fondi Comuni e delle Gestioni Patrimoniali, quindi non c’è alcuna possibilità di sfuggire. Oltretutto spostare il risparmio totalmente sui titoli di stato o nei prodotti di cassa depositi e Prestiti, questi potrebbero essere sottomessi alla speculazione della Troika, quindi non possiamo fare altro che affidarci alle cure del governo che, di qualunque colore sia, non ha alcun interesse a rinunciare al risparmio degli italiani, sarebbe come spararsi sui piedi. Seguiamo la promozione di politiche idonee alla tutela del risparmio in linea con l’articolo 47 della nostra costituzione, per tutto il resto, sono turbolenze fisiologiche, tenere gli occhi aperti e informarsi è un dovere, ma non facciamoci prendere dal panico. Solo una nota aggiuntiva, a proposito di cattiva informazione è utile ricordare che diffondere ipotesi allarmistiche sulle “nuove banche” è un reato: l’articolo 2637 del Codice Civile stabilisce che “chiunque diffonde notizie false o pone in essere operazioni simulate o altri artifici concretamente idonei a incidere in modo significativo sull’affidamento che il pubblico ripone nella stabilità patrimoniale di banche o di gruppi bancari, è punito con la pena della reclusione da uno a cinque anni”. Un po’ di normalità non farebbe male a nessuno!

autore / Luca Lippi
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