Medico di Auschwitz-Birkenau processato dopo 65 anni, non è il primo processo in ritardo

19 gennaio 2016 ore 17:05, Luca Lippi
Quando il tempo non cancella e non deve cancellare mai. Non sarà una questione di “giustizia” non potrà mai esserlo perché il prezzo pagato dalle vittime è troppo rispetto a qualsiasi pena inflitta ai responsabili, ma la storia deve insegnare, ed è anche giusto che tutto abbia un senso, anche processare un 95enne non del tutto in grado di comprendere cosa e perché il 2016 sia un anno di resa dei conti. Hebert Zafke non è un imputato da condannare, ma è il libro della storia che si deve riaprire perché nella Storia c’è la sapienza e il progresso delle generazioni che si succedono e compongono il patrimonio culturale di un popolo e dell’umanità intera. Nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau lavorava nel laboratorio medico degli orrori un certo Zafke, un giovane medico, sicuramente con tutte le sue facoltà cognitive in ordine. Domenica scorsa ricorreva l’anniversario della chiusura del campo di Auschwitz, oggi ricorre l’apertura di una ferita.

Medico di Auschwitz-Birkenau processato dopo 65 anni, non è il primo processo in ritardo
Hebert Zafke fu condannato subito dopo la Liberazione, nel 1948, a tre anni di carcere, terminata di scontare la pena ha potuto vivere e lavorare indisturbato per 65 anni nella Germania dell'Est. L’accusa mossa oggi dalla procura di Schwerin è di essere stato tra il '43 e il '45 al servizio del lager come infermiere dell'SS e di essersi reso complice dell'eccidio di 3.681 deportati. Il processo sarà celebrato a Neubrandeburg mentre la prima udienza sarà il 29 febbraio. Il calendario è condizionato dallo stato di salute dell'ex SS ma dovrebbe concludersi a marzo.
Non è una decisione presa in queste ore, non c’è nulla di strumentale nella decisione presa dalle autorità tedesche di riprendere in mano un fascicolo polveroso di uno dei pochi superstiti, è la conseguenza di un altro procedimento simile che ha dato la stura alla procura di Schwerin di procedere. John Demjanjuk ex guardia del lager, fu condannato nel 2011 dal tribunale di Monaco a 5 anni per il concorso nell’omicidio di oltre 20mila persone, questa sentenza ha creato il precedente facendo cadere la necessità di dover dimostrare obbligatoriamente di avere “concretamente” partecipato alla macchina dello sterminio, una limitazione che in qualche modo suonerebbe come la volontà delle autorità tedesche di non voler tornare più sull’argomento. 

L’accusa contro Hebert Zafke riguarda 14 convogli di deportati (fra cui quello di Anna Frank, arrivati a Auschwitz fra il 15 agosto e il 14 settembre 1944, da Lione, Rodi, Trieste, Mauthausen, Vienna e Westerbork) dai quali furono seviziati e orridamente uccisi e sfruttati migliaia di “prigionieri” anche con la complicità del suddetto imputato. La sua condizione di 95enne non in buone condizioni di salute aveva indotto il Tribunale di Neubrandeburg al rifiuto di processarlo, ma poi la Procura di Schwerin rivolgendosi alla corte di appello ha fatto ribaltare la sentenza. Anno bisestile per uno degli ultimi carnefici tedeschi, ironia della sorte il processo avrà inizio il 29 febbraio. 
Per molti anni dopo essere diventati stati indipendenti, sia la Repubblica Federale Tedesca (Germania Occidentale) che la Repubblica Democratica Tedesca (Germania Orientale) continuarono a celebrare processi contro imputati dell'era nazista. A tutt'oggi, la Repubblica Federale (sia quando costituiva solo la Germania Occidentale che oggi come Germania Unita) ha celebrato 925 processi contro crimini perpetrati durante il periodo del Nazional Socialismo.

autore / Luca Lippi
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