Dove si trovano i 10 vitigni Made in Italy resistenti alle malattie

19 gennaio 2016 ore 16:27, Andrea De Angelis
Frutto di oltre 15 anni di ricerca dell'ateneo di Udine e dell'Istituto di genomica applicata (IGA), i primi vitigni resistenti alle malattie in Italia sono stati selezionati dopo centinaia di incroci, decine di migliaia di piante valutate, oltre 500 micro-vinificazioni ripetute negli anni all'Unione Italiana Vini di Verona e ai Vivai Cooperativi di Rauscedo."Una giornata davvero importante per l'agricoltura, per la ricerca ma anche per l'esercizio virtuoso della nostra specialità regionale". Così, come riportato dall'Ansa, l'assessore regionale alle Risorse agricole e forestali Cristiano Shaurli, alla presentazione - con il delegato del ministero delle Politiche agricole, Salvatore Parlato, - delle 10 nuove varietà vite (5 a bacca rossa e 5 a bacca bianca), resistenti alle malattie iscritte dall' agosto di quest'anno nei registri, disponibili alla coltivazione. 
Questi i nomi dei vitigni: Fleurtai, Soreli, Sauvignon Kretos, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Cabernet Eidos, Cabernet Volos, Merlot Khorus, Merlot Kanthus, Julius, i primi 5 a bacca bianca, i secondi a bacca rossa

Gli incroci sono stati eseguiti all'Azienda agraria universitaria "Antonio Servadei" di Udine, dove sono state valutate oltre 24 mila piante derivanti da incrocio. Un esempio positivo - rimarca l'assessore Shaurli - perché nasce da una forte sinergia tra pubblico e privato, con aziende pronte a co-partecipare e l'istituzione Regione lungimirante nel dare sostegno decennale al progetto. Positivo perché - aggiunge l'assessore - riconosce le eccellenze della nostra regione e che vanno dalla filiera lunga del vino alla leadership mondiale nel vivaismo viticolo, visto che oltre il 40% delle barbatelle da vite mondiali sono prodotte qui, e perché dimostra quanto siano infondati i timori reciproci fra agricoltura e ricerca". 
“Le nuove dieci varietà di vite realizzate sono il miglior esempio di come si possa far fare un enorme balzo in avanti alla vitivinicoltura – ha dichiarato Serena Pellegrino vice presidente della Commissione Ambiente della Camera – stando ben alla larga dalle pericolose incognite e lusinghe della progettazione ingegneristica di organismi geneticamente modificati”. “Trovo decisivo, per cominciare ad attenuare gli effetti devastanti che l’agricoltura intensiva produce sull’ambiente – prosegue la Pellegrino – impegnare la ricerca scientifica di altissimo livello per realizzare quello che nei secoli l’uomo ha sempre fatto, cioè incrociare varietà per ottenere semi capaci di dare vita a piante resistenti alle malattie, alle condizioni climatiche e generose sul piano produttivo”.
Il progetto di ricerca è stato avviato nel 1998 per ridurre l'utilizzo di pesticidi in questo settore.
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