Le telefonate del Papa: l'ultimo in linea è Pietro Maso

19 gennaio 2016 ore 16:23, intelligo
Un Papa instancabile, un Papa “rockissimo”. Francesco non si ferma e nell’anno che ha voluto trasformare nel Giubileo della Misericordia manda un altro messaggio ai fedeli sull’importanza della Conversione e il valore del perdono di Dio. Sta nella telefonata-conversazione con Pietro Maso, che lo stesso Maso racconta in una lunga intervista al settimanale “Chi”. “Ero il Male. Eppure Papa Francesco ha avuto compassione di me. Gli ho scritto una lettera” e dopo pochi giorni “mi ha telefonato”. Il killer di uno dei delitti più efferati che hanno sconvolto l’opinione pubblica – ovvero l’omicidio dei genitori compiuto con altri complici il 17 aprile 1991 a Montecchia di Crosara, in provincia di Verona, spiega di aver rivisto completamente la sua vita. E racconta del colloquio con Francesco: “Erano le dieci del mattino, suona il telefono. Ero con Stefania, la mia compagna, rispondo e sento: 'Sono Francesco, Papa Francesco'. Preso dall'emozione dico ad alta voce: 'Santità'. Era il 2013. Gli avevo scritto una lettera: 'Chiedo scusa per quello che ho fatto, chiedo preghiere per i miei colleghi di lavoro che mi hanno accettato nonostante quello che ho fatto, chiedo una preghiera per chi opera per la pace'”. A consegnare la lettera al Papa era stato don Guido Todeschini “mio padre spirituale e qualche giorno dopo il Pontefice mi ha chiamato. Quando l’ho sentito gli ho detto: 'Quello che andava al bar John con gli amici non vale niente rispetto al Pietro di oggi, se lo avessi saputo mi sarei comportato bene fin dall'inizio'”. In carcere Maso si è avvicinato alla fede e nell'intervista racconta di aver goduto anche dell'intercessione di Giovanni Paolo II. “Il mio delitto è stato così orrendo che tutti volevano cancellarmi, anche quando ero in carcere. Solo monsignor Todeschini mi tese una mano” e Papa Wojtyla “quando seppe cosa stava facendo con me gli disse: 'Vai avanti'”. 

Le telefonate del Papa: l'ultimo in linea è Pietro Maso
Non solo: per la prima volta rivela che il movente dell’omicidio dei genitori non fu determinato dall’intento di impossessarsi dell’eredità. “Adesso che ho scontato la mia pena lo posso dire: io non ho ucciso i genitori per soldi, perché i soldi li avrei avuti lo stesso. Dissi che il motivo erano i soldi perché nel momento in cui abbiamo commesso l’omicidio un mio amico si era fatto fare un prestito ed eravamo sotto con i soldi. Ho tentato altre volte di uccidere i miei genitori, tentativi andati a vuoto di persone matte ma, non ho mai pensato di uccidere per i soldi. Io sono stato tanto malato da piccolo e i miei mi dicevano: 'Non andare a lavorare perché sei malato'. 'Non uscire perché sei malato'. 'Pensiamo a tutto noi'. È come essere gay e i tuoi non lo sanno. Ti vedono diverso, hai 13, 14 anni e stai male e non capisci perché. Non ne puoi parlare liberamente, perché i tuoi non vogliono. Allora stai in casa e soffri perché lì dove dovresti trovare comprensione non la trovi. Anzi, dovresti andare via. Ecco forse questo disagio potrebbe essere la risposta a ciò che ho fatto”. Oggi Maso si è trasferito in Spagna (nel frattempo è finita l’unione con la moglie Stefania) dove vuole aprire una comunità di recupero per accogliere “quelli che hanno sbagliato con la società e sono in mezzo alla strada. Voglio dare un senso diverso alla mia vita. Solo chi è straniero capisce chi è straniero, solo chi è stato in carcere capisce chi è stato in carcere, solo chi ha sbagliato capisce chi ha sbagliato. Io non valgo niente, ma questa idea merita più di me”. 

LE ALTRE TELEFONATE. Nel maggio scorso Francesco chiamò la leader del partito Radicale Emma Bonino come lei stessa riferì all’Ansa: “Ho ricevuto una tanta inaspettata quanto graditissima telefonata di Sua Santità Papa Bergoglio. Un segno di attenzione straordinaria di cui sono molto, molto grata”. Una telefonata per informarsi sul “mio stato di salute, incoraggiandomi a tenere duro, cosa che sto facendo con tutte le mie forze. Mi ha rinnovato l'impegno a tenere duro perché poi l'erba cattiva non muore mai, ma mia mamma diceva che sono un'erba resistente, cattiva no”. E come non ricordare la telefonata allo storico fondatore dei Radicali Marco Pannella, che per un lungo tempo scelse lo sciopero della fame come forma di protesta politico e per questo finito in precarie condizioni di salute. Ricoverato al policlinico Gemelli di Roma, il Papa nella telefonata l’aveva invitato a interrompere lo sciopero della sete per protestare contro la situazione nelle carceri italiane. La telefonata aveva avuto un esito immediato: durante la conversazione, il leader radicale aveva accettato un caffè. Tra le tante telefonate, le cronache ricordano quella alla signora Emilia Orlandi da Roncola di Treviolo, in provincia di Bergamo che a 102 anni aveva fatto coi ferri da maglia una sciarpa bianca che aveva fatto poi consegnare al Pontefice. O ancora, la telefonata a Rosalba Ferri dopo la perdita del figlio Andrea assassinato durante una rapina. Alla donna il Papa aveva raccomandato di pregare e di non perdere la speranza, come poi ripeterà alcuni giorni dopo, ad Alejandra Pereyra, quarantaquattrenne argentina vittima di uno stupro. 

LuBi

autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]