L'Olanda dell'eutanasia per neonati malformati. Ma digerì la pedofilia con sentenze assurde

19 giugno 2013 ore 10:42, Americo Mascarucci
L'Olanda dell'eutanasia per neonati malformati. Ma digerì la pedofilia con sentenze assurde
L’Olanda protestante e calvinista continua ogni giorno di più ad allontanarsi dai valori cristiani. La spiritualità dell’ex regina Guglielmina, bisnonna del sovrano in carica, è solo un lontano e sbiadito ricordo.
Dopo aver legalizzato l’uso delle droghe, aver introdotto il diritto all’eutanasia nel 2001, aver addirittura dato l’idea di tollerare persino la pedofilia con sentenze assurde come quella che ha impedito lo scioglimento e la messa al bando di un club pedofilo, adesso è arrivata la proposta dei medici olandesi con richiesta della dolce morte per i neonati malformati. Il pediatra Eduar Verhagen ha giustificato l’esigenza di accelerare il decesso dei bimbi nati con deformazioni irreparabili, con la necessità di evitare i tempi lunghi che il neonato può impiegare per spegnersi, costringendo dottori e genitori ad assistere impassibili alle sue sofferenze. C’è quasi uno sfondo di umana pietà nel desiderio di affrettare il più possibile la morte. Qualcuno obietterà: ma se il neonato nasce malformato e non ha alcuna possibilità di sopravvivere, che senso ha lasciarlo vivere un mese in più? Il punto è proprio questo. Non sta all’essere umano decidere come e quando un proprio simile deve morire, sia esso un bimbo appena nato o un adulto allo stato terminale. Solo Dio può staccare la spina che ci tiene in vita, quella stessa vita che, nel bene o nel male, ci è stata donata e che, nel bene o nel male, siamo chiamati ad accettare nella salute come nella malattia. Un principio fondamentale che dovrebbe essere condiviso da tutti i cristiani ma che invece continua ad essere difeso unicamente dai cattolici. Il protestantesimo, ed il calvinismo olandese in particolare, hanno abbracciato nel corso degli anni una visione del cristianesimo sempre più liberale e laicista, nella convinzione di interpretare così i segni e le aspettative dei tempi. Il protestantesimo ha sostituito la testimonianza con la convenienza, adattando la Bibbia ai dogmi del secolarismo per poter convivere più facilmente in un mondo che considera Dio un prodotto di fantasia. Permangono nel calvinismo frange integraliste che si oppongono all’aborto, al riconoscimento dei matrimoni omosessuali, all’eutanasia, ma si tratta di minoranze tenute ai margini della società e trattate con lo stesso disprezzo che l’Occidente nutre per i talebani afghani. C’è quasi da parte del mondo protestante una rincorsa a differenziarsi dal cattolicesimo abbracciando il secolarismo. E così anche la vita diventa un bene di consumo, da buttare nel momento in cui la salute cede il posto alla sofferenza fisica ed alla malattia. Ma la storia dell’umanità è una storia fatta anche di sofferenza, il male fisico è una costante in ogni essere umano. Nessuno si è salvato, nemmeno i grandi della storia, da Giulio Cesare che era epilettico finendo con il Reagan affetto da alzheimer, sono stati immuni dalle sofferenze del corpo. E poi c’è Cristo che è venuto al mondo proprio per insegnarci a soffrire, a portare la croce, come ha fatto Giovanni Paolo II senza mai nascondere al mondo il proprio calvario. Certo, nessun genitore ama veder soffrire il proprio figlio soprattutto quando si tratta di bambini. Ma è proprio nella sofferenza che si riscoprono i grandi valori dell’amore e della solidarietà. Accelerare il decesso di un individuo, neonato o adulto, pensando di alleviare il suo calvario non è un gesto d’amore ma di puro egoismo. Rifiutare la croce significa rifiutare Cristo. Un principio che dovrebbe unire tutti i cristiani, ma che al contrario è destinato a diventare un altro motivo di profonda e insanabile divisione.  
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