Azzurrini sconfitti: il modello federalista spagnolo batterà sempre quello italiano multirazziale... spieghiamo perché

19 giugno 2013, Micaela Del Monte
Azzurrini sconfitti: il modello federalista spagnolo batterà sempre quello italiano multirazziale... spieghiamo perché
Finisce con una brutta sconfitta l'avventura degli azzurrini di Devis Mangia in Israele. 

Fino a ieri avevano disputato un Europeo quasi perfetto, pochi i gol subiti (uno solo su rigore) e tanti quelli fatti. Tanti i marcatori, tanti i giocatorini che si sono messi in mostra. Ma in finale c'era la Spagna, campione d'Europa in carica, una squadra fatta da giovani già grandi campioni. Giocatori che nelle rispettive squadre di club sono già elementi importanti. 

Un risultato pesante che forse gli azzurrini non si meritavano, perché come ha detto il Ct Mangia è mancata solo l'esperienza. Quella spagnola è stata una supremazia incontrastabile che non ha lasciato a Insigne e compagni neanche il tempo di ragionare. Una supremazia che vede protagonisti gli spagnoli non solo nei tornei giovanili ma che trova enorme riscontro anche in quelli maggiori. Attualmente la nazionale spagnola è infatti contemporaneamente campione del Mondo, campione d'Europa e campione d'Europa Under21

Senza contare che fino a un paio d'anni fa la squadra di club detentrice della Champions League era il Barcellona e quella dell'Europa League era l'Atletico Madrid, due squadre che hanno tra le loro fila un'enormità di giocatori spagnoli e soprattutto giocatori cresciuti proprio nelle rispettive giovanili. Che dire dunque, il ciclo spagnolo non è per niente finito, anzi, considerando la classe e la tecnica mostrate dai ragazzi in questo campionato europeo il futuro sembra più che roseo. 

Ma a cosa è dovuto questo boom spagnolo? E soprattutto quali sono le attuali differenze con il nostro calcio? Beh, c'è da dire che il modo di crescere i giovani è nettamente diverso dal nostro, la scuola spagnola è veramente una scuola. I ragazzi (ad esempio quelli del Barcellona) non si limitano ad allenarsi nel centro sportivo ma studiano anche. Hanno così la possibilità di crescere non solo calcisticamente ma anche e soprattutto umanamente in un ambiente appositamente studiato.

Non solo, mentre noi ci affidiamo ad un sistema multirazziale e ricco di oriundi (El Shaarawy, Balotelli, Camoranesi, Ledesma, Osvaldo) la Spagna tende a seguire l'esempio federalista, ovvero si governa da sola. I giocatori sono tutti “interni”, crescono tutti nelle giovanili di squadre spagnole, sono tutti spagnoli (se pur con origini brasiliane, serbe o argentine) e soprattutto tendono a continuare a giocare in patria anche da grandi. Non è un caso quindi che il calcio di questo paese sia uno dei più rappresentativi al mondo. 

I ragazzi si conoscono tutti da quando sono ancora bambini e giocano e crescono insieme per anni per arrivare poi a vincere insieme sia in nazionale che in campionato. Per noi è completamente diverso, i nostri piccoli campioni vengono ceduti all'estero o in serie B per dare spazio agli stranieri. Borini, Verratti, Rossi e Saponara importanti membri della nostra Under21 che militano in Inghilterra, Francia o nella serie cadetta. 

Quello italiano e quello spagnolo sono due modi di vedere il calcio completamente in contrasto, nessuno vuole dire che quello azzurro sia del tutto sbagliato, ma se arriviamo sempre secondi dopo gli spagnoli un motivo ci sarà...
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