I ripensamenti del Fatto. Dopo Di Pietro e Ingroia, ora tocca a Grillo

19 giugno 2013 ore 13:14, intelligo
I ripensamenti del Fatto. Dopo Di Pietro e Ingroia, ora tocca a Grillo
Tutti i simboli dell'assolutismo giustizialista prima o poi cadono e diventano alleati dell'Ancien Regime Marco Travaglio, nel suo consueto editoriale sul Fatto Quotidiano, fa le pulci al Movimento 5 Stelle, reo a suo dire di lavorare involontariamente per resuscitare i partiti. Per il vicedirettore del Fatto, “cacciare, o far cacciare dalla rete, una senatrice che ha parlato male di Grillo, manco fosse la Madonna o Garibaldi, è demenziale, illiberale e antidemocratico”, e permetterebbe “agli eterni Gattopardi e ai loro camerieri a mezzo stampa” di provare “tutte le calunnie che hanno sempre spacciato per dogmi di fede”. Travaglio, dunque, imputa ai grillini errori di approssimazione e inesperienza, che rischierebbero di far svanire il tesoretto di credibilità accumulato con l’elezione del presidente della Repubblica e la nascita del governo delle larghe intese. Sia chiaro, il giornalista continua a riconoscere a Grillo e ai suoi il merito di aver messo in crisi “la partitocrazia più inetta, corrotta e antidemocratica dell’universo”. Ma l’operazione Gambaro, e il conseguente processo alla senatrice ribelle, rischiano davvero di trasformarsi in una “autotrappola perfetta”. D’ora in poi, conclude Travaglio, “i dissenzienti senz’arte né parte, magari pilotati dai soliti compratori di parlamentari, hanno di fronte un’autostrada: gli basterà rilasciare un’intervista critica al giorno per finire tutti dinanzi al tribunale del popolo, o della rete, e guadagnarsi l’insperata fama di nuovi Solgenitsin, con piedistallo e aureola di martiri”. L’analisi di Marco Travaglio non è propriamente un passo indietro rispetto alla linea grillina degli scorsi mesi, ma è comunque una critica aperta ai metodi, più che ai contenuti, di un movimento che sembra soffrire di inesperienza politica. Critica che è solo un caso isolato, o rischia di trasformarsi nella terza sconfessione in poco tempo della linea politica del giornale? Prima Di Pietro, presto abbandonato al suo destino; poi Ingroia, e infine Grillo, punto di riferimento politico dei lettori del Fatto Quotidiano. Il rischio è dietro l’angolo, e non sarebbe nemmeno una sorpresa. Il problema è che quando cerchi punti di riferimento assolutisti, che rappresentino la perfezione politica, ideologica o partitica, vai presto a scontrarti con la realtà. È una sindrome ben nota a certi ambienti della sinistra, più volte innamoratisi di un’idea, di un uomo o di un partito, fino a quando hanno scoperto che la purezza assoluta non esiste. Tantomeno in politica. Tantomeno in Italia.
autore / intelligo
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