Ci mancavano i conti in rosso del Comune di Roma

19 giugno 2015, Luca Lippi
Ci mancavano i conti in rosso del Comune di Roma
Non è uno dei momenti migliori per il sindaco di Roma Marino; circondato e pressato non intende “abbandonare la nave”, ora c’è da capire se la scelta del primo cittadino è dettata dalla paura di nuotare o piuttosto da una insana forma di masochismo, perché a guardare i conti del comune di Roma Capitale non sarebbe biasimabile un eventuale addio del “sindaco ciclista”.

Il costo dei debiti, e non i debiti in quanto tali, pesano sui contribuenti (che non sono i cittadini Romani, ma tutti i cittadini italiani) 580 milioni l’anno. Su questo problema ha tentato di mettere le mani anche Cottarelli, quasi nel tentativo di salvare gli italiani prima ancora che alleggerire il conto delle “spese” in bilancio.

Il problema risiede nella partecipazione del Comune di Roma in diverse società “municipalizzate”, per fare un esempio parliamo del 51% di Acea e del 100% di Atac e Ama.

77 milioni sono il prestito che il Comune di Roma avrebbe dovuto concedere ad Atac a seguito del contenzioso con Roma Tpl (consorzio di imprese destinato a gestire il trasporto nell’estrema periferia della capitale).

Poi c’è Ama che denuncerebbe un indebitamento di 650 milioni di euro più ulteriori 150 milioni  di esposizione con i fornitori (Ama è al 100% del comune di Roma). E che dire della Fiera di Roma con i suoi 175 milioni di euro di debito che vanno a sommarsi ai precedenti.

Evidenziati i buchi di cui sopra, come per incanto, a seguito della pubblicazione del bilancio (evento storico di cui bisogna riconoscere il merito a Ignazio Marino) emergono altri 853 milioni di debiti, invero non imputabili alla giunta in carica e neanche a quella passata, dev’essere una grana ereditata da chissà quanto tempo che contabilmente è stata nascosta come è uso fare da decenni e che ha assunto proporzioni ciclopiche.

Quello che disturba anche le grandi testate è il fatto che per fare fronte ai debiti il Sindaco starebbe trascurando la manutenzione ordinaria (giammai ipotizzare un intervento anche su quella straordinaria). 

Parliamo di strade sporche e piene di buche che alla prima pioggia si allagano, e poi i rami che ormai dal lungotevere raggiungono la ciclabile sotto i muraglioni. 

Neanche più passeggiare è possibile senza dover abbassarsi per non urtare “fronde incolte”

Questa non è demagogia, sono i prossimi lavori a debito che Roma Capitale dovrà affrontare per accogliere i pellegrini del Giubileo, oltre il costo per l’assunzione di 100 nuovi autisti, altrimenti i nuovi mezzi consegnati ad Atac giacciono a motori spenti nelle rimesse.

In conclusione solo per l’ultimo “squilibrio contabile” che l’assessore Silvia Scozzese “eroicamente” tenta di giustificare, con la nuova riforma renziana sarà possibile ripianarlo in 360 comode rate mensili (trent’anni) da 2,5 milioni di euro (una manovra da trenta milioni l’anno solo per il comune di Roma? Sic).

In bocca al lupo a Ignazio Marino. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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