Dalla Fondazione An a una nuova An? Chi ci prova, chi ci pensa, chi dice no

19 giugno 2015, Americo Mascarucci
Dalla Fondazione An a una nuova An? Chi ci prova, chi ci pensa, chi dice no
Riusciranno i nostri eroi a rifondare la destra in Italia? Bella domanda! Fra circa un mese la Fondazione “Alleanza Nazionale” creata per conservare e gestire il patrimonio del partito in seguito alla confluenza nel Popolo della Libertà, tornerà a riunirsi e pare che al centro del dibattito ci sarà una mozione rivolta alla trasformazione della Fondazione in forza politica. 

In pratica la proposta che sarà messa ai voti riguarderà la concreta possibilità di “riaprire” Alleanza Nazionale rimettendola sul mercato politico. Promotore dell’iniziativa l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno che sembrerebbe aver trovato sponda negli ex di Futuro e Libertà Roberto Menia e Andrea Ronchi e nel leader della destra siciliana Nello Musumeci. Anche l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini pur non facendo parte della Fondazione parrebbe caldeggiare l’operazione dall’esterno muovendosi attraverso il fedelissimo Menia. 

Un attivismo quello di Fini che sembrerebbe anche confermato dalle recenti riappacificazioni con gli irriducibili avversari di un tempo, Storace ed Alemanno. Contrari alla prospettiva di trasformare la Fondazione in partito, i forzisti Maurizio Gasparri e Altero Matteoli che, ormai accasati stabilmente ad Arcore temono di ritrovarsi con un potenziale concorrente alla destra di Forza Italia. Contraria anche Giorgia Meloni mentre possibilista sull’ipotesi di rifondare An si sarebbe detto Ignazio La Russa. 

La Meloni inoltre insieme alla maggioranza dei Fratelli d’Italia sarebbe decisa a togliere dal simbolo del partito il riferimento ad An nonostante sulla possibilità di utilizzare il vecchio logo si fosse sfiorata la rissa oltre un anno fa nell’assemblea della Fondazione dove sempre Gasparri e Matteoli, ma in quel caso anche i finiani vedevano non positivamente un rafforzamento dei “cuginetti” (come sprezzantemente sono stati definiti proprio dagli ex an berlusconiani) a scapito degli azzurri da una parte e della ricostituzione della destra dall’altro. L’utilizzo del logo non ha però portato quel forte valore aggiunto che Meloni e company si attendevano se non in minima parte, motivo che pertanto avrebbe  spinto i Fratelli a decidere di “restituire” il simbolo alla Fondazione; ipotesi quest’ultima che però sembra non piacere a La Russa che non vedrebbe male un ritorno in campo di An. 

Dunque la prossima assemblea della Fondazione si annuncia “di fuoco” visto che rimettere in campo An significherebbe occupare uno spazio a destra, o come dice qualcuno, una prateria su cui in tanti vorrebbero pascolare; Forza Italia in primo luogo, con Berlusconi che punta a riacquisire la leadership di tutto il centrodestra, la Lega Nord che con Matteo Salvini ha ormai praticamente trasformato il Carroccio in una sorta di “succursale” del Fronte Nazionale francese, Fratelli d’Italia che puntano a rafforzare la loro identità di destra nazionalista, vicina alle posizioni europeiste di Marine Le Pen ma senza appiattirsi eccessivamente sul leghismo salviniano. 

Poi c’è sullo sfondo il solito problema, ossia il possibile ritorno sulla scena di Gianfranco Fini. Il fatto che un’eventuale rinascita di An possa favorire la resurrezione politica del vecchio leader preoccupa un po’ tutti gli ex colonnelli, che attribuiscono proprio all’ex presidente della Camera le responsabilità maggiori in ordine alla crisi di consenso del centrodestra. Ma è pur vero che in politica i risentimenti non possono condizionare la scelte, ancora meno quelle di un’area politica frastagliata e priva di punti di riferimento condannata a fare soltanto testimonianza in assenza di una strategia di lungo respiro che porti ad unire e non a dividere. I risultasti delle ultime elezioni regionali ed amministrative ed il calo di consensi registrato dal Pd ha fatto maturare in molti la convinzione che Renzi si possa battere. 

Ma per farlo occorre rimettere insieme i cocci del mosaico evitando di rivolgere troppo lo sguardo all’indietro verso situazioni che, comunque la si pensi, non possono condizionare il futuro politico lasciando prevalere i personalismi o peggio i rancori. Fini fino ad oggi ha accuratamente evitato di esporsi in prima persona ma a sentire i bene informati è tutt’altro che disinteressato alle operazioni in corso sul fronte della destra. 

I fautori del ritorno di An, da Alemanno a Menia, punterebbero  a creare in Italia un modello di destra simile all’Ump francese, il partito di Nicolas Sarkozy, una destra dunque europeista e non troppo schiacciata sull’estremismo lepenista. In parole povere una destra che impedisca agli elettori di riferimento di guardare con troppo entusiasmo in direzione di Salvini recuperando i voti ex An in libera uscita verso il Carroccio e che, Gasparri e Matteoli a parte, Berlusconi e Forza Italia non sembrano nelle condizioni di intercettare. 

Stesso discorso per i Fratelli d’Italia percepiti negli ambienti dell’ex An più che come un partito di riferimento della destra come un prodotto di matrice puramente “rampelliana”. Bisognerà dunque attendere l’assemblea della Fondazione per vedere se il progetto avrà lì opportunità di vedere la luce o se, come molti sperano, resterà soltanto un sogno nel cassetto. 
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]