Clausole di salvaguardia? Pura formalità

19 giugno 2015, Luca Lippi
Clausole di salvaguardia? Pura formalità
Tutto rientra nell’alveo del “quello che nessuno vi dirà mai”. Noi siamo "il quotidiano del giorno prima" e quindi anticipiamo, quanto sta accedendo ora e che scoprireste solo dopo. Nulla di particolarmente imprevisto o imprevedibile, cerchiamo solo di mettere un po’ di ordine nel solito moderato disordine.

Mercoledì della scorsa settimana (10 giugno) il ministro Padoan ha dovuto “aggiornare” il DEF a causa della decisone dell’Alta Corte Costituzionale in tema pensioni. In parole semplici, l’UE ha chiesto correttivi sostanziali, il “tesoretto” non c’è mai stato, e quindi si sono dovuti recuperare in fretta fondi per aumentare l’importo del DEF. Questo, ovviamente pone al limite le forze economiche disponibili del Paese. Nel frattempo il debito pubblico continua a crescere incontrollato e quindi la Camera, in sostanza, ha dovuto sciogliere le riserve riguardo le clausole di salvaguardia che scattano in automatico.

Cos’è una clausola di salvaguardia? Un tempo dopo l’approvazione della cosiddetta Finanziaria era uso fare “manovre correttive” meglio nota come finanziaria bis. Oggi la "finanziaria bis" non esiste più nel nome e nella procedura, oggi si chiama “clausola di salvaguardia” che ipotecano, oggi per domani, i correttivi di bilancio, senza bisogno di tornare a scrivere una nuova legge di stabilità. 

Quindi il Governo ha appena incassato il via libera alla legge di stabilita che ora scivola in Senato per l’approvazione definitiva. 

Dovendo allinearsi alle osservazioni formulate dall’UE, è stata corredata di misure aggiuntive per totali 4,5 miliardi riducendo dal 2,9% al 2,6% l’indebitamento netto per il 2015. La manovra dunque assume una consistenza totale di 32 miliardi peggiorando i saldi di 5,9 miliardi.

Che cosa significa tutto questo? Semplice, la Camera non ha modificato nulla del DEF originale, non ha scritto una “finanziaria bis”, semplicemente fa scattare le clausole di salvaguardia.

Normalmente si pensa subito all’aumento dell’IVA, ma le clausole di salvaguardia non riguardano solo l’IVA che seguono una procedura più lenta e quindi meno invasiva sull’immediato; in sordina le clausole di salvaguardia includono quelle più immediate che prevedono dal 30 giugno l’aumento delle accise su benzina e gasolio (1,7 miliardi di aumenti) garantendo un incasso immediato di 700 milioni di euro. 

Inoltre scatta la clausola di inasprimento sulla lotta all’evasione e in particolare sullo split payment (nelle fatture presentate agli Enti Pubblici, L’IVA sarà versata direttamente all’Erario dall’Ente) e il reverse charge (il destinatario di una cessione di beni o prestazione di servizi, se soggetto passivo nel territorio dello Stato, è tenuto all'assolvimento dell'imposta in luogo del cedente o prestatore) esteso anche alla grande distribuzione (oltre 1,7 miliardi di maggiori accise se i due regimi non saranno autorizzati da Bruxelles).

Riguardo all’IVA, invece, il meccanismo sarà il seguente:

Nel 2016 l’Iva ordinaria (che oggi è del 22%, ossia per gran parte dei beni di consumo) passerà al 24%; l’Iva agevolata (che oggi è al 10%) salirà al 12%.

Nel 2017 l’Iva ordinaria salirà dal 24% al 25%; l’Iva agevolata dal 12% passerà al 13%.

Nel 2018 l’Iva ordinaria dal 25% passerà al 25,5%.

Con l’aumento dell’Iva, l’Esecutivo ritiene di poter assicurare maggior gettito per 12,8 miliardi nel 2016 e 19,2 per il 2017, oltre a 700 milioni di maggiori accise.

Ora l’UE sarà contenta, a noi faranno passare la situazione come la normalità, le aziende guadagnano sempre meno (impossibile aumentare i prezzi al consumo), l’evasione aumenterà (legittima difesa) e l’erario incasserà sempre meno. Le aziende chiuderanno generando un sottobosco di lavoro nero irraggiungibile, e tutti vissero felici e scontenti?

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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